Dieta Pitagorica: il rivoluzionario padre del Vegetarianismo

 

la dieta pitagorica

 

Ho deciso di scrivere sulla Dieta Pitagorica, proprio all’indomani del convegno intitolato “La Trapeza Pitagorica” tenutosi presso il Museo di Pitagora, qui a Crotone; occasione nella quale ho partecipato come relatrice con un intervento (con mia felicità, sinceramente apprezzato) intitolato “Salute e sostenibilità a tavola: l’evoluzione del pensiero pitagorico”. Al termine dell’articolo trovate il video con una sintesi.
Ho appreso molte cose curiose dalle ricerche effettuate per preparare il mio discorso, oltre chiaramente a quanto emerso dagli interventi di altri colleghi illustri; e ho pensato quindi utile condividerle con voi.

Iniziamo a conoscere meglio il padre rivoluzionario di questa dieta.

 

Chi era Pitagora?

È noto a tutti come l’inventore del teorema sui triangoli rettangoli, dove il quadrato della misura dell’ipotenusa (chiamiamola c) è uguale alla somma dei quadrati delle misure dei cateti (a e b), da cui: a2 + b2 = c2
Tuttavia Pitagora era molto più di un matematico, pur se in tal senso eccezionalmente straordinario, dato che ha rivoluzionato la matematica, plasmando la mente di grandi pensatori che l’hanno seguito.
Ad esempio era noto anche come astronomo, e sempre illuminato: difatti era stato uno dei primi scienziati a suggerire che la terra non fosse piatta, ma tonda; inoltre aveva intuito che la luce della luna non fosse propria, ma riflessa!
Un cervello così sbalorditivo non poteva non avere un corpo straordinario (giusto per citare il famoso detto – coniato ben 500 ani dopo – “Mens sana in corpore sano”): forse in parte grazie ai geni, (dicono che sua madre fosse di una bellezza unica); ma di certo grazie alla sua alimentazione.

 

Pitagora era vegetariano o vegano?

Senza mezzi termini lo possiamo definire come il padre del Vegetarianismo dell’Occidente.
Tant’è che nel 1600 a Parigi, o a Londra, se qualcuno decideva di non mangiare più carne, diceva di seguire una dieta Pitagorica: definizione utilizzata fino al 1800.
Oggi, volendo etichettare la sua dieta con un nome più consueto, si potrebbe definire a grosse linee come un regime lacto vegetariano: ovvero priva di carne, con pochissimi alimenti di origine animale quali il miele e saltuariamente latticini; ma ricca di verdure e soprattutto di erbe spontanee e cereali integrali sotto forma di pane; frutta fresca, secca e frutta secca con guscio.

Quali alimenti prevedeva la dieta Pitagorica?

Secondo Diogene Pitagora era solito mangiare per colazione del pane con il miele; per gli altri pasti della giornata si godeva le verdure crude, olive, generosa quantità di frutta, ogni tanto un pezzettino di formaggio, ma sempre accompagnato dal pane di segale o di avena; oppure pane di orzo o grano, ma sempre rigorosamente integrali (guada caso proprio in linea con quanto suggerivo nell’articolo “Buono come il pane?”.
Mentre apprezzava molto anche il miglio (le sue motivazioni non si discostavano di molto da ciò che scrivevo in questo mio articolo), sconsigliava il consumo di vino, in quanto alterava lo spirito e rendeva difficile l’apprendimento; allo stesso modo dei legumi, fave in testa.
Quindi era un vegetariano un po’ atipico, rispetto a oggi: noi siamo alla caccia di proteine; lui rigorosamente le rifiutava, sebbene di origine vegetale.
Certo alcuni timori erano comprensibili. Per dire, vivendo in un’epoca e in una zona geografica dove morire per favismo (ancora non scoperto), era tutt’altro che raro, non c’è da sorprendersi se le fave venivano considerate da Pitagora qualcosa di impuro.
Diverso invece capire l’analoga sorte da lui riservata verso tutti i legumi.
Anch’essi erano definiti impuri, sia per la “forma” che per il fatto di essere nient’altro che dei “frutti musicali”: la flatulenza (o altri disturbi della pancia), rovinavano irrimediabilmente la concentrazione dei suoi alunni. Qualcuno azzarda anche l’ipotesi che li considerasse appartenenti al mondo dei morti: forse per il forte odore che emanano.
Qualunque siano i veri motivi, i legumi erano vietati alla stregua della carne. E, nonostante il grave deficit proteico (per i nostri tempi), Pitagora ha avuto una lunga e sana vita movimentata.

La dieta Pitagorica era salutare?

Considerando che con questa dieta lui ha vissuto fino a 75 anni (età considerevole per quei tempi), ha viaggiato, ha formulato indispensabili teoremi tutt’ora utilizzati, ha insegnato, è stato persino allenatore del grande Milone, ed è morto non per cause naturali (più per crepacuore, dopo la rivolta contro la sua scuola), ebbene direi che la risposta è senz’altro affermativa.
E Pitagora ne era estremamente convinto, in quanto si scontrava costantemente contro le critiche feroci; dovute la fatto che semplicemente non si adeguava agli stili tradizionali.

Ma quale era il vero motore di questa scelta? Cosa spingeva Pitagora a rinunciare alle “prelibatezze” dell’epoca?

Sebbene probabilmente lui intuisse come l’abuso di proteine animali potesse “non far benissimo” alla salute, Pitagora consigliava di evitare la carne degli animali per non rischiare di mangiare un proprio amico o parente, poiché credeva nella reincarnazione!
Ma c’è dell’altro, se vogliamo di più attuale e condivisibile. Lui e i suoi seguaci puntavano a una filosofia più ampia che enfatizzava l’interconnessione di tutti gli esseri viventi e l’importanza dell’armonia nel mondo.
In pratica, astenendosi dalla carne, le persone potevano raggiungere una maggiore purezza spirituale e illuminazione.

Conclusioni

Che dire, Pitagora era un’ispirazione all’epoca e scopriamo esserlo ancora nei tempi moderni.
Sono certa che le motivazioni originali, si sarebbero integrate con quelle ben più impattanti di oggi: l’abuso di carne e dell’agricoltura industriale, ha generato e continua a produrre danni ambientali e alla salute umana irreversibili.
Come il pensiero pitagorico ha rivoluzionato il modo di ragionare, non solo matematico, oggi abbiamo la necessità di abbracciare una Rivoluzione più ampia che consenta di essere partecipata da tutti: vegani, vegetariani e soprattutto onnivori.
Non esiste u
n Planet B, dobbiamo unirci e includere chiunque, perché divisi si perde, ma uniti si vince.
La mia Rivoluzione punta proprio a questo e il fornire gli strumenti per combattere in modo adeguato è e rimarrà lo scopo del sito.
Non pretendo che diveniate vegani e nemmeno che d’ora in poi seguiate una dieta sostenibile come la dieta CHEtariana; ma almeno iniziate a compiere dei piccoli, importantissimi passi: facciamo la spesa in modo consapevole, non sprechiamo, acquistiamo solo stagionale e riduciamo il consumo di carne.
Questo, se desideriamo lasciare un mondo “respirabile” alle generazioni che verranno, senza obbligarle al consumo di insetti.
Pitagora avrebbe sposato pienamente quest’altra fondamentale rivoluzione, dove l’inquinamento dell’animo è legato a doppio filo con l’inquinamento dell’organismo, della nostra casa e del nostro futuro.

Buona rivoluzione a tutti

 


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Dieta Pitagorica: il rivoluzionario padre del Vegetarianismo
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Scopriamo come e perché una dieta vecchia di 2500 anni, è ancora sorprendentemente attuale anche sotto il profilo della sostenibilità
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