La tisana al Tiglio: sicuri che faccia bene?

     

    tisana al tiglio

     

    In questi giorni durante le passeggiate in campagna avrete forse notato un profumo meraviglioso che vi cattura l’anima, lasciandovi sulle labbra un sorriso di armonia: molto probabilmente state passando sotto un Tiglio.
    Eh già, siamo ufficialmente entrati nel periodo balsamico di questo caro albero, decisamente apprezzato in tutto il mondo. Non vi fate ingannare dal suo profumo inebriante, non è destinato soltanto all’ambito cosmetico o aromaterapico; il Tiglio si usa principalmente per le sue qualità fitoterapiche, di cui tutti dobbiamo approfittare.

    Benché ci siano soltanto limitate informazioni cliniche al riguardo, il Tiglio da secoli viene utilizzato per le proprietà curative, in quanto contiene svariati costituenti medicinali: come la quercitina, la rutina, il campferolo, oli volatili, mucillagini, l’acido p-cumarico e i flavonoidi. Questi ultimi due sono ritenuti responsabili delle prerogative diaforetiche del Tiglio (inducono la sudorazione). È antibatterico e calmante, ecco perché si usa per il trattamento del raffreddore o delle infezioni delle vie respiratorie, tosse o mal di gola; dato l’effetto sedativo e ansiolitico può essere indicato per il trattamento delle palpitazioni nervose e dell’alta pressione sanguigna, ma anche per dar sollievo al prurito epidermico.
    Siccome l’umanità ne conosce i benefici già dal Medioevo, presumo che anche voi non facciate eccezione; ecco perché vorrei parlarvi di un altro aspetto: quando presi dal raffreddore beviamo una tisana al Tiglio, siamo sicuri ci faccia bene?

    Questa domanda ha due risposte:

    Si, se beviamo la tisana sfusa.

    Probabilmente No, se beviamo la tisana in bustine, quando queste non rispettano alcuni criteri importanti per la salute.

    E già, da qualche decennio in occidente, al primo cenno di tosse o mal di gola, seguiamo sì la nostra memoria collettiva, ma fino ad un certo punto.
    Come in ogni ambito l’industria alimentare ci ha “insegnato” a barattare la comodità con la salute.
    Comodo è comodo, indiscutibilmente: inseriamo la bustina nella tazza, aggiungiamo acqua calda e aspettiamo soli 3-5 minuti senza sporcare nessun altro attrezzo come teiere e colini, e senza correre il rischio di intasare lo scarico del lavandino.
    Tuttavia la comodità sovente ha un prezzo, in questo caso non economico (è vero che il costo di una tisana sfusa praticamente raddoppia se acquistata in bustina monodose, ma non è il più importante dei problemi).
    Dette bustine vengono realizzate con vari materiali quali carta, canapa, fibre di bamboo, abaca, garza di seta, nylon, PVC, termoplastica, polipropilene, cellulosa, ecc.
    E alcuni di questi quando adoperati ad alte temperature tipiche di una tisana o un tè,
    non si potrebbero utilizzare nella stessa frase insieme alla parola “salute”.
    Mi riferisco in particolare a quelle bustine chicchettose fatte di nylon e Pet, responsabili di un impressionante rilascio di materie plastiche!
    In una ricerca condotta nel 2019 è emerso che tali bustine una volta immerse in acqua bollente, rilasciano oltre ai desiderati costituenti medicinali, circa 11.6 miliardi di microplastiche e 3.1 miliardi di nanoplastiche(1): un numero di gran lunga superiore a quello di altri alimenti imballati con materie plastiche, come l’acqua o bevande in generale, tra l’altro prime in classifica.
    Alcuni grandi colossi del settore messi davanti al rischio ormai non più occultabile, ci tranquillizzano dichiarando che per i loro prodotti usano “molta meno” microplastica; oppure impiegano una plastica non a base di olio, ma sostanze nuove – da loro definite bio-plastica… che di certo non basta a farci star sereni. In quanto non ne conosciamo l’effetto a lungo termine sul corpo umano, non sappiamo se possano effettivamente causare il cancro o altre malattie auto-immuni; e il non sapere non significa che i rischi non esistano.

    Di una cosa abbiamo certezza però: le micro e nanoplastiche danneggiano irreversibilmente la vita acquatica, oltre ad avere una biodegradabilità molto limitata.

    Dunque a mio parere non rimane nessun motivo nell’insistere con il loro acquisto.

    Ora analizziamo l’alternativa più popolare e più basica, per molti unico modo per gustare bevande calde: le bustine di carta.
    Sono meno dannose rispetto a quelle di plastica, ma è un “meno” relativo; poiché la maggioranza dei marchi presenti sul mercato, per sigillare gli strati della carta utilizzano una colla contenente sempre le temute particelle. Peggio ancora la formulazione di alcune marche prevede l’uso di sbiancanti che possono rilasciare diossina o epiclorodrina(2): quest’ultima sostanza, utile per dare una forma più stabile e resistente alla bustina, è cancerogena e presente nei pesticidi e nella resina epossidica(3).
    Finito? Per nulla.
    Con cosa sono state chiuse le bustine? Ci sono tre opzioni: la colla (può essere fatta di materie termoplastiche, oppure quelle di nuova generazione con amido di mais), graffetta in metallo (contaminazione con i metalli tossici – alterazione di sapore) e la cucitura (costoso, ma rimane il metodo migliore per la salute).

    Alla fine di tutte queste considerazioni vorrei aggiungere che la nostra salute è direttamente legata a quella del pianeta: va tenuto conto che un piccolo comfort danneggia anche l’ambiente in maniera significativa; pensate a quanto materiale viene impiegato per imbustare solo 2 grammi di prodotto, e ora immaginate l’ammontare dell’imballaggio moltiplicandolo a livello planetario! Credete che tutto questo cocktail di materiali differenti venga riciclato in maniera corretta? Conoscete già la risposta, ma forse non la soluzione.

    Quindi che fare? Bisogna cercare il rimedio al raffreddore ricorrendo alle medicine? Certo che no: basta adottare nuovamente “le vecchie buone abitudini”; foglie e fiori di tiglioabbandoniamo la comodità (alla fine relativa); riduciamo il consumismo e riappropriamoci dei benefici delle nostre erbe e fiori più amati, utilizzandoli in forma sfusa.
    Potremmo così finalmente dar sollievo alla gola dolente senza danneggiare il sistema neurologico e immunitario, l’ambiente e tanto meno aggravare la spesa domestica.
    Pertanto usate prodotti sfusi e approfittate di queste settimane di Giugno e Luglio per raccogliere i fiori e le foglie di Tiglio nel pieno della loro bontà. Poi dovrete solo pazientare una decina di giorni al fine di farli essiccare completamente prima di inserirli nei barattoli. Consiglio di svolgere il procedimento non al sole ma all’ombra, così da non degradare le proprietà medicinali.

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    Come preparare un’ottima tisana al Tiglio

    Può riuscirci bene chiunque, dovete solo versare 1-2 cucchiai di foglie e/o fiori (dopo averli lavati prima sotto l’acqua corrente) dentro una tazza di acqua bollente; attendere qualche minuto, filtrare e berla calda o fredda, con o senza miele, tutto qui. Non vi serve altro che una teiera (o un contenitore), un colino e la tisana che preferite

    Nota: È sempre buona norma non esagerare con il consumo, come per ogni pianta dalle caratteristiche fitoterapiche; la dose giornaliera consigliabile è tra i 2 e i 4 grammi di fiori secchi. Secondo una ricerca clinica tedesca il suo consumo non è raccomandabile ai cardiopatici, in quanto i fiori del Tiglio sono ritenuti “cardiotossici”(4).

    Bibliografia
    (1): Plastic Teabags Release Billions of Microparticles and Nanoparticles into Tea, by Laura M. Hernandez, Elvis Genbo Xu, Hans C. E. Larsson, Rui Tahara, Vimal B. Maisuria and Nathalie Tufenkji. Environmental Science & Technology. DOI 10.1021/acs.est.9b02540
    (2): Schwalfenberg, G., Genuis, S. J., & Rodushkin, I. (2013). The Benefits and Risks of Consuming Brewed Tea: Beware of Toxic Element Contamination. Journal of Toxicology, 2013, 370460. http://doi.org/10.1155/2013/370460
    (3): Göen, T., Bader, M., Drexler, H., Hartwig, A. and (2018). 1‐Chloro‐2,3‐epoxypropane (Epichlorohydrin) [BAT Value Documentation, 2017]. In The MAK‐Collection for Occupational Health and Safety (eds and ). doi:10.1002/3527600418.bb10689e2318
    (4): Blumenthal M, ed. Herbal Medicine: Expanded Commission E Monographs. Boston, MA: American Botanicals Council; 2000

     

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    Normalmente ai primi raffreddori si è soliti preparare una bella tisana al tiglio, ma pochi sanno quale sia il metodo davvero salutare e etico
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