Come ridurre gli sprechi alimentari: un mostro da combattere

 

Sprechi alimentari: un mostro da combattere

 

Secondo L’ISTAT, nel 2015 le famiglie Italiane di media hanno speso 441,50 euro al mese per gli alimenti: ma quanto di quello che hanno comprato è stato effettivamente consumato? Ogni anno a quanto riferisce lo studio “Progetto Zero Spreco di Bologna”, nel Bel Paese vengono gettati la bellezza di 2,2 milioni di tonnellate di cibo per un costo di 8,5 miliardi euro, circa lo 0,6% del PIL!
Secondo la FAO a livello mondiale buttiamo via circa un terzo del cibo che produciamo, senza consumarlo. Il tema è diventato talmente critico che è stato persino incluso negli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, per cui si mira a ridurre in modo significativo lo spreco alimentare globale pro capite entro il 2030. È semplicemente inconcepibile che gli europei gettino nella spazzatura circa 123 kg di cibo ogni anno, mentre nel mondo quasi un miliardo di persone sono affamate e denutrite. Ma sapete cosa fa più male? Il fatto che con le giuste misure e le buone pratiche applicate ad ogni anello della catena alimentare, potremmo salvare circa 97 kg dalla spazzatura, ovvero la quantità sufficiente di cibo per salvare chi muore di fame. Non varrebbe la pena provarci?

 

Cosa si intende per ‘spreco’? Come avviene?

Lo spreco di cibo si verifica in tre fasi distinte della catena alimentare:

1) perdita di raccolta (food losses)

Prodotti alimentari distrutti/sprecati per le avverse condizioni meteorologiche e/o l’adottamento dei metodi di produzione errati: avviene maggiormente nei paesi in via di sviluppo quando il cibo si trova ancora nei campi.

2) spreco dei prodotti alimentari (food waste)

Prodotti alimentari buttati perché invenduti e/o scaduti: avviene maggiormente nei paesi industrializzati.

3) spreco domestico (domestic food waste)

Prodotti alimentari buttati da parte del consumatore finale, che li ha acquistati ma non consumati: anche qui, come nella seconda fase, i maggiori responsabili siamo noi paesi industrializzati.

 

Sprecando il cibo facciamo male solo al portafoglio? Nulla di più sbagliato!

Gli sprechi alimentari causano notevoli perdite nel budget nazionale come in quello famigliare, ma non si tratta solo di un fattore economico: non riguarda in poche parole solo un prodotto che prima aveva un valore e ora non lo possiede più.
La ramificazione degli effetti generati dallo spreco sono molto più vasti, capillari e coinvolgono argomenti riguardanti tutti, persino coloro i quali non sono ancora nati.
A prima vista non è facile comprendere come il versare nel lavandino mezza bottiglia di latte perché scaduto, equivalga a dare il via a un forte impatto ambientale. E finché non riusciremo a guardare oltre il nostro naso, purtroppo non avremo nessuna chance nel combattere il mostro.
Sprecare latte significa sprecare anche acqua; energia; forza lavorativa e capitale con cui è stato possibile produrre quel bene; abbiamo inquinato inutilmente l’aria, le falde acquifere e il suolo.
Perché l’inquinamento ambientale non è causato solo dall’industria pesante, anzi, tra i maggiori responsabili vediamo comparire proprio l’agricoltura e gli allevamenti intensivi. Ma buttando nella spazzatura con nonchalance una lattuga andata a male, causiamo altri danni (mai calcolati): il cibo gettato marcendo produce gas metano, 21 volte più dannoso per l’ozono della CO2.
Tanto per farvi un esempio, riducendo lo spreco di cibo del 20% nei soli Stati Uniti, in 10 anni ciò si tradurrebbe nella riduzione delle emissioni gas serra su base annua di 18 milioni di tonnellate: è evidente che sprecare cibo significhi un danno diretto anche al Pianeta e di conseguenza ai suoi futuri inquilini.

 

Cosa possiamo fare per ridurre gli sprechi alimentari domestici?

A livello individuale ci sono tante cose che possiamo fare per migliorare la tragica situazione. Sarebbe molto più opportuno e utile se i governi producessero azioni decisive come le campagne di sensibilizzazione, sempre più numerose e impattanti, al fine di informare la popolazione adulta; mentre per i più piccoli si potrebbero promuovere lezioni specifiche nelle scuole. Tuttavia l’esperienza ci consiglia di agire senza attendere un movimento che parta dalla testa: prendiamo autonomamente questa responsabilità, almeno dentro le nostre mura domestiche. Può sembrare una goccia nell’oceano ma non è così, dobbiamo sempre pensare a noi singoli come atomi di una realtà più grande: non è un’idea la mia, è una necessità inderogabile!

A) Evitiamo gli acquisti impulsivi

Per far ciò dobbiamo recarci a fare la spesa solo se dotati di una lista ben pensata. Specialmente i supermercati sono pieni di insidie per farvi consumare più di quello di cui avete bisogno; sono dei luoghi costruiti ad arte per fungere da trappole per il consumatore: lunghi corridoi pieni di merce strategicamente ben illuminata, carrelli enormi per farvi sentire “inferiori” in caso di pochi acquisti; la disposizione dei locali a labirinto studiata affinché possiate rivedere la luce del sole solo a fine giro di tutti i reparti; le promozioni “tattiche” tipo degustazione, così da non poter rifiutare facilmente l’acquisto (per gentilezza e/o per gola); i prezzi vantaggiosi “solo se comprate per un reggimento” (ma siete due in casa); i famosi “compra 3 paghi 2”, e molte altre iniziative.
Dunque per evitare di acquistare più di quanto si necessita, o disponete di una determinazione d’acciaio o attenetevi alla vostra lista della spesa giurandole fedeltà.

 

B) Essere più ordinati

Preparare una lista mirata significa soprattutto sapere e/o vedere cosa abbiamo già in casa. Sembra un’ovvietà ma sono certa che sarà capitato a tutti di trovarsi doppioni nella dispensa. Pertanto attuiamo le strategie adoperate dall’industria per il controllo dello stoccaggio.
Le nostre giacenze devono essere monitorate regolarmente e collocate in modo intelligente: poniamo più indietro gli acquisti recenti e portiamo avanti quelli più vecchi. Questa regola, conosciuta come FIRST IN – FIRST OUT! QUELLO CHE ENTRA PRIMA, ESCE PRIMA, è alla base di ogni magazzino che si rispetti.
Fate in modo di stoccare le scorte in armadi, armadietti, stipetti eccetera, ad altezza (o a portata) d’occhio; e che regni l’ordine, anche nel frigo. I più maniacali possono persino preparare delle liste da depennare via via che i prodotti si consumano; fissandole sulle ante di ogni armadio della dispensa, potrete conoscere dove cercare un certo prodotto, senza sprecare troppo tempo né sudore. Comunque con o senza la lista, il semplice accorgimento di spostare gli alimenti a seconda dell’anzianità, ci consentirà di ridurre notevolmente lo spreco.

 

C) Leggere bene le etichette degli alimenti

Questa trascuratezza ci costa molto cara: tante persone buttano prodotti ancora perfettamente commestibili di cui hanno mal interpretano le diciture sulle etichettature; oppure non vi hanno prestato attenzione al momento dell’acquisto; si supera la data di scadenza, oppure non viene rispettato il corretto modo di conservazione (tutto ben scritto sempre sulle istruzioni nell’etichetta).
La scadenza degli alimenti varia da prodotto a prodotto e allo stesso modo anche gli avvisi specifici. Abbiamo due diciture non proprio nuove, ma che creano ancora confusione al consumatore: “da consumare entro il” e “da consumare preferibilmente entro il”. La prima copre tutta la gamma di alimenti facilmente deperibili quali carni fresche, pesci e prodotti ittici freschi, latte fresco, derivati eccetera: la data di scadenza è tassativa poiché il loro consumo potrebbe causare pericolo per la salute dei consumatori. La seconda dicitura invece riguarda tutti gli altri prodotti alimentari come aceto, pasta, caffè, miele, concentrato di pomodoro, yogurt, formaggi a pasta dura, marmellate, sottaceti, sottoli e via dicendo: dopo tale data il loro consumo non crea pericolo per la salute ma si perdono le caratteristiche organolettiche; naturalmente per consumarli dopo la data consigliata siate certi che la confezione sia integra e il prodotto conservato secondo i requisiti.
Troppe volte si getta nella pattumiera una confezione di caffè o di riso ancora perfettamente commestibili; già solo focalizzandoci su queste parole e numeri potremo ridurre lo spreco alimentare domestico del 10%.

D) Imparare a riciclare gli alimenti

Adottate gli stessi trucchi dell’industria alimentare: nel settore food non si butta nulla che possa servire a ridurre i costi. Quindi bisogna imparare da chi spesso critichiamo la “venialità”: se la frutta non è idonea esteticamente alla vendita si fanno i succhi, marmellate e altro; se i pomodori sono troppo maturi si producono passate e concentrati; gli avanzi del settore vegetale diventano minestroni tradizionali, o “vellutate”, “cremose”, articoli freschi o surgelati che siano; e naturalmente piatti pronti vegetariani o vegani ma anche i dadi. Gli avanzi del settore ittico possono arricchire i sughi di pesce e i piatti pronti (freschi o surgelati); oppure si trasformano negli impasti delle crocchette di pesce, chele di granchio, surimi. Gli avanzi del settore avicolo diventano gustosi polpettoni o croccanti nuggets, salumi ‘fit’ (pollo e tacchino si considerano più salubri della carne rossa). Naturalmente gli avanzi della carne rossa e di maiale, non più vendibili come carne fresca, diventano mortadelle, prosciutti cotti, salami, wurstel, kebap o polpette, polpettoni e sughi tipo ragù a base di carne e ovviamente dadi.
Il mio consiglio è quello di evitare questi cibi industriali: se non potete individuare con i vostri occhi il contenuto della posata che state portando alla bocca, meglio passare.
Ma se siamo noi a realizzare detti miscugli, non c’è nulla da temere anzi solo da guadagnare. Usate la fantasia o imitate le pubblicità.

 

E) Imparare a conservare il cibo

I metodi più pratici che possiamo adottare anche tra le mura domestiche sono la concentrazione e l’essiccazione, la fermentazione, refrigerazione e congelamento, confezionamento con l’uso del sale, dello zucchero, dell’olio e dell’aceto (scopri qui come puoi conservare gran parte della frutta e verdura). Alcuni di questi metodi possono essere complicati, costosi, calorici o poco salubri e poco etici; per cui teniamo sempre in mente che la soluzione migliore per vincere lo spreco, rimane semplicemente acquistare meno cibo.

F) Dedicare più attenzione su dove conserviamo il cibo

La conservazione a freddo è ottimale per gran parte degli alimenti deperibili ma non possiamo estenderla a tutto. Ad esempio dobbiamo sapere che le basse temperature possono rovinare più in fretta le patate, pomodori, aglio, cetrioli e cipolle: per questi il modo migliore è conservarli a temperatura ambiente. È giusto non sprecare la plastica, quindi va bene usare un’unica busta per gli acquisti di frutta e verdura, ma non dobbiamo mal interpretare il nobile gesto mettendo poi tutti gli acquisti con la stessa busta anche in frigo. Quando vi parlavo degli avocado, spiegavo la caratteristica di alcuni tipi di frutta chiamati climaterici, i quali rilasciano una notevole quantità di etilene durante la maturazione; alcuni climaterici sono le banane, avocado, pomodori, meloni, pesche, pere, cipolle: evitate di tenerli chiusi in un sacchetto di plastica e/o conservarli assieme ad altra frutta e verdura, ridurrete di molto i vostri sprechi ortofrutticoli.

 

G) Saper sfruttare gli spazi nel frigo

Il titolo non deve trarre in inganno, per cui non stipate il cibo in ogni centimetro quadrato del frigo: l’aria deve circolare liberamente per non stagnarsi, con il rischio di creare umidità e differenze di temperature persino sullo stesso ripiano. Inoltre utilizzate contenitori idonei per conservare gli avanzi: il vetro, la porcellana e anche la plastica senza BPA, vanno bene per la maggior parte degli avanzi del giorno prima; tuttavia ricordate che i contenitori metallici non sono indicati per i cibi ad alta acidità, tipo pietanze a base di pomodoro, aceto, limone, yogurt eccetera. Una buona parte degli avanzi conservati troppo a lungo finiscono comunque nella spazzatura; se non pensate di consumarli il giorno dopo collocateli in freezer. La stragrande maggioranza delle persone hanno i frigoriferi dotati di freezer, non usiamo queste grandi risorse solo per produrre ghiaccio o conservare il limoncello; sfruttiamoli invece per dare un’altra chance al cibo in fin di vita: grazie a pochi processi come pulizia, lavaggio e pre cottura potremo far nascere i nostri cibi pronti da utilizzare nei giorni o settimane successive. Naturalmente congelando si rischia di perdere alcuni dei nutrienti importanti, ma è pur sempre meglio che perdere tutto. E per non ridurre la capacità di conservazione e l’efficienza di congelamento, dotatevi di sacchetti riutilizzabili: ne guadagnerete in volume rispetto ai contenitori.

 

H) Essere meno perfezionisti

Quando scegliamo la frutta o la verdura perfetta, aiutiamo a generare lo spreco di cibo. I venditori sanno che noi consumatori non preferiremo quella mela con i punti neri sopra, e dunque a loro volta non la compreranno dai produttori; quest’ultimi avendo imparato le regole del mercato, scartano il cibo imperfetto mentre è ancora sul campo. Se tutti noi cominciassimo a comprare con minor pretese estetiche, potremmo far funzionare meglio le cose.
In ultimo acquistate gli alimenti prossimi alla scadenza consapevolmente: di solito vengono anche messi in promozione dal supermercato stesso, consentendovi di risparmiare soldi e così facendo stimolare quello che è un dovere civico, cioè limitare lo spreco; in molti casi tra l’altro il cibo in questione potreste congelarlo, interrompendo così la sua scadenza.

E non dimenticate mai che vincendo la guerra contro lo spreco, saremo vicini alla Rivoluzione come non mai!

 

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Sprechi alimentari: un mostro da combattere con ogni mezzo
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Sprechi alimentari: un mostro da combattere con ogni mezzo
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Senza sprechi alimentari elimineremmo la fame nel mondo! Ecco una guida per contribuire individualmente con la propria spesa domestica
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