Educazione alimentare

Perché e come ridurre la plastica in cucina e nella vita in 9 mosse

cestino dell'immondizia pieno di rifiuti di plastica

Come e perché ridurre la plastica: introduzione

La plastica è entrata nelle nostre vite per migliorarne la qualità offrendo igiene e praticità senza pesare – apparentemente – sul budget famigliare.
Una “meravigliosa” invenzione quindi, se non fosse per la sua soffocante presenza, rilevabile ormai persino nel sangue umano (nel mentre ultimavo l’articolo, un nuovo studio(1) annuncia tale scoperta terrificante; il che sta a significare che la minaccia è molto più grave di quanto si pensava prima: non possiamo nemmeno contare sulla protezione delle ultime barriere, le nostre membrane cellulari!
La letteratura ha iniziato a indagare (troppo tardi a mio parere) sui possibili nascondigli delle materie plastiche alla fine del secolo scorso e ogni nuova scoperta spaventa ancora di più(2, 3, 4); senza che ciò comporti un cambiamento sostanziale nella produzione e nel suo utilizzo.
Effettivamente è un po’ come la questione dell’uovo e la gallina e chi sia nato prima: è il mondo iper consumista in cui viviamo che ha creato la plastica per auto alimentare il mostro, tra l’altro basato pesantemente sull’import-export, o viceversa?
E da quando il termine “USA e GETTA” è entrato nel nostro vocabolario quotidiano, abbiamo iniziato a scavare la nostra tomba: troppo comodo, troppo moderno e troppo diabolico.

Per questo è necessario conoscere come ridurre la plastica in cucina, ma anche nella vita in generale.

Impatto ambientale della plastica

La vasta applicabilità nei vari settori dell’industria, la leggera ma resistente e flessibile struttura e i prezzi incredibilmente competitivi, hanno fatto si che la produzione di plastica crescesse a ritmi esponenziali: da due milioni di tonnellate nel 1950 agli odierni 367 milioni (2020).
Oggi, in tutto il mondo, il settore imballaggi rappresenta circa il 50% della destinazione d’uso della plastica; circa il 40% di questa immensa quantità viene utilizzata nel settore cibo e bevande: nulla da obiettare sul fatto che funzioni meravigliosamente nel prolungare la data di scadenza, garantire l’igiene e quindi ridurre gli sprechi alimentari… e certamente assicurare affari d’oro grazie all’import-export a livello globale.
Solo l’Europa utilizza 8 milioni di tonnellate di plastica ogni anno per rendere commerciabili i prodotti alimentari.
Ciononostante non si può andare avanti così: la plastica viene prodotta da mix differenti di petrolio e gas metano (insieme al sale e carbone con applicazione del calore); per poterla usare in forme diverse quali ad esempio le “care bottiglie d’acqua minerale”, deve essere preformata, procedimento che avviene solo in pochi stabilimenti in tutta Europa; ovvero si trasporta la plastica 2 volte, prima in preforme e poi come prodotto finale dalle fabbriche alle città, dove avverrà l’imballaggio. Tradotto, un notevole impatto di carbonio già per dette fasi.
Se non vi disturba la sua presenza nel sangue, l’inquinamento legato alla produzione sarebbe già un valido motivo per capire come ridurre la plastica nelle nostre vite.

L'importanza di riciclare la plastica

Da anni, grazie a una sempre crescente consapevolezza, smaltiamo la plastica quasi del tutto correttamente.
Tuttavia solo meno della metà, circa il 45%, di quanto è stato ‘usato e gettato’, viene riciclato per rigenerare altra plastica; il 40% circa invece è destinato al recupero energetico (un altro modo di dire bruciato): ciò è dovuto al fatto che il suo riciclo non è ottimizzato, quindi costoso e pertanto non richiesto dall’industria.
Ma vi prego, non fatevi condizionare dall’inefficienza del sistema, continuate a smaltire correttamente quel poco di plastica che da oggi in poi entrerà in casa: una sola tonnellata di plastica riciclata fa risparmiare 5.774 Kwh di energia (copre il consumo energetico annuale di 2 famiglie composte da 4 persone), 16,3 barili di petrolio e 30 metri cubi di spazio in discarica.

Effetti sulla salute umana: micro e nano plastiche

Un altro grave problema legato alla plastica è la sua ampia applicabilità in diversi settori, come quello cosmetico o farmaceutico.
Per tali industrie la plastica non è utile solo in qualità di imballaggio, ma costituisce proprio il prodotto finale sotto forma di micro e nano plastiche: pensiamo agli shampoo, creme solari, farmaci a rilascio prolungato, dispositivi medicali, ecc.
Gli imballaggi poi pur se molto resistenti, non sono eternamente compatti; difatti si degradano, tramite gli agenti atmosferici (tipo la luce solare), gli agenti meccanici (abrasione) o fisico-biologico-chimici come la radiazione ultravioletta e foto-ossidazione; quanto sopra, in combinazione con i batteri, genera altre micro e nano plastiche.
L’appellativo micro si riferisce a un diametro inferiore ai 5mm; una microplastica però potrebbe generare 1000 nano plastiche.
È la dimensione a renderle ancor più temibili: la minaccia si estende dall’ambiente a tutti gli esseri viventi, umani compresi.
In particolare le nano-plastiche sono in grado di muoversi attraverso l’intestino, i polmoni e gli epiteli della pelle e possono creare danni a livello molecolare e subcellulare. Essendo così piccole, superano le membrane del corpo; superfluo aggiungere che gli attuali sistemi di trattamento e depurazione delle acque, sono pressoché inefficaci: le micro e nano plastiche si riversano in mare, nei fiumi, nel suolo e nell’acqua da bere(5), generando un vero e proprio circolo vizioso.

Cari futuri bravi consumatori, oltre a sapere come ridurre la plastica in cucina, imparate a eliminare i consumi superficiali e premiate l’autoproduzione utilizzando prodotti naturali e validi.

9 Mosse per Ridurre la Plastica in Cucina e nella Vita

Per diminuire la plastica nella spazzatura non occorre costruire delle barche per solcare gli oceani (mi riferisco alle due barche “Plastiki” e “Junk Raft”, realizzate rispettivamente con 12 mila e 15 mila bottiglie di plastica).
Possiamo attuare azioni meno estreme ma molto più efficaci: anziché trovare una collocazione alla plastica, lavoriamo per stroncare le nuove produzioni!
E come?
L‘alimentazione risente del nostro stile di vita: il modello “consumo quindi esisto” (scopri di più su questo tema fondamentale) si è unito alla mancanza di tempo per via del sistema lavorativo (con 40 ore di lavoro settimanale sulle spalle è molto difficile risolvere il problema della nutrizione senza passare per il cibo pronto); di conseguenza nei supermercati vediamo la maggior parte della frutta e verdura dentro un qualche imballaggio di plastica; arrivando alla follia più totale dei mandarini sbucciati e confezionati.

E quindi...

1) Solo in Italia in un anno circa 150 mila tonnellate di plastica vengono usate per imbottigliare l’acqua.
C’è un solo modo per risolvere il problema: non acquistare acqua in PET.
Nel mondo il 91% delle bottiglie di plastica non vengono riciclate; dunque in attesa di diventare tutti virtuosi come i norvegesi (in Norvegia solo il 3% delle bottiglie non viene riciclato):

  • usa l’acqua del rubinetto quando possibile (leggi questo articolo per sapere come eliminare il cloro);
  • riempi le tue bottiglie (meglio se di vetro) dalla fonte; diversi comuni hanno messo a disposizione erogatori di acqua potabile;
  • se non puoi accedere a detti servizi considera l’istallazione dei filtri.
  • quando devi uscire di casa per recarti a scuola, al lavoro o a praticare lo sport, ricordati di portare con te sempre una borraccia d’acqua.

2) Compra frutta e verdura sfuse, preferibilmente dal produttore.
Nei supermercati. per evitare il veloce deperimento, i vegetali sono di frequente venduti sotto spessi strati di pellicola e all’interno di vaschette di plastica.
Stessa cosa per gli alimenti di importazione: troppa, davvero troppa plastica per assicurare forma e freschezza, oltre le ovvie conseguenze legate all’impronta del carbonio.

3) Acquista gli alimenti poco deperibili sfusi. I cereali, i legumi, la pasta, frutta secca con il guscio e molto altro ancora vi aspettano nei mercati o negozi specializzati, senza inutili imballaggi. Se compri poco ma frequente, non ci sarà alcun rischio di spreco.

4) Evita di comprare alimenti industriali definibili “empty calories – calorie vuote”.
Vengono avvolti nella plastica dai design accattivanti, proprio per sedurre: l’unica garanzia dopo il minuto di piacere, sono i chili in più e l’inquinamento ambientale.
Nella categoria rientrano anche i succhi di frutta, bibite e bevande gassate zuccherate (o non).
Insomma, junk food e drink fanno male alla salute, al peso-forma, al portafoglio e al pianeta, anche senza plastica!

5) Evita di comprare le verdure già lavate e confezionate.
Oltre ad aiutare a diminuire la plastica, risparmierai denaro anche fino a 8 volte e ridurrai l’eventuale rischio di contaminanti: se non conservate bene, le confezioni possono contenere muffe e/o batteri patogeni.
Tra l’altro alla fine va detto che non sono così pratiche, dato che vanno comunque sciacquate almeno una volta.

6) Evita di comprare il cibo pronto, molto spesso venduto dentro pesanti materiali isolanti di plastica per mantenerne il calore.
Organizzati a casa cucinando in anticipo in gran quantità e utilizzando barattoli di vetro, così da porzionare e congelarli per le singole esigenze.

7) Basta ai bicchieri, tazzine, piatti e posate in plastica usa e getta.
Anche l’Europa ha detto no alla plastica monouso, tramite una legge entrata in vigore il 14 Gennaio 2022: previste multe salate per chi ne fa uso.
Se pensate a un romantico picnic, portate posate, piatti e bicchieri: pur se un po’ più pesanti, non sarà un dramma insormontabile (pensate ai bei vecchi tempi!).

E quando organizzate una festa, d’obbligo i segna bicchieri: i più audaci chiedano ai partecipanti di portare direttamente il necessaìre da casa.

tovaglia apparecchiata su una spiaggia con piatti di vetro e melamina, una bottiglia di vetro e cibi portati da casa

8) No alle buste della spesa di plastica
Ogni anno in tutto il mondo si utilizzano circa 5 miliardi di buste della spesa.
Per ridurne l’utilizzo e aumentare la consapevolezza, da qualche tempo vengono prodotte in plastica biodegradabile e acquistabili alla cassa.
Tuttavia costituiscono ancora un’enorme fonte di inquinamento: costano da 10 a 15 centesimi l’una, non sempre vengono riciclate correttamente e difficilmente possono essere riusate, data la loro leggerezza e debolezza.
Quando vai a fare shopping porta con te buste della spesa di tessuto, di jutà o altro materiale resistente e riutilizzabile.
E con i soldi risparmiati (considerando almeno 4 buste a settimana, si arrivano a spendere tranquillamente 20 – 30 euro all’anno) puoi contribuire alla tua spesa consapevole presso i negozi dello ‘sfuso’.

9) Adotta la Regola delle 3R
Per ogni altro ambito associato alla plastica, assicurati di aver già setacciato le tue opzioni in base alla regola delle tre R, ovvero: Riusa, Ricicla, Riduci.
Attenzione però alla prima regola del Riusa quando si tratta di plastica monouso per alimenti: gli imballaggi usa e getta del settore food sono progettati per essere adoperati una sola volta; gli utilizzi successivi possono causare la migrazione delle micro e nano plastiche nel corpo, attraverso il cibo contenuto al loro interno.

In conclusione, sapere come ridurre la plastica è fondamentale, ma passa principalmente dalla Riduzione degli acquisti, Riciclare la plastica presente e Riusarla tenendo a mente i criteri di sicurezza.

Buona rivoluzione

Bibliografia
1) Heather A. Leslie, Martin J. M. van Velzen, Sicco H. Brandsma, Dick Vethaak, Juan J. Garcia-Vallejo, Marja H. Lamoree, Discovery and quantification of plastic particle pollution in human blood, Environment International, 2022, 107199, ISSN 0160-4120
2) Ragusa, Antonio, et al. “Plasticenta: First evidence of microplastics in human placenta.” Environment International 146 (2021): 106274.
3) Reineke, J.J., Cho, D.Y., Dingle, Y.-T., Morello, A.P., Jacob, J., Thanos, C.G., Mathiowitz, E., 2013. Unique insights into the intestinal absorption, transit, and subsequent biodistribution of polymer-derived microspheres. Proc. Natl. Acad. Sci. 110, 13803–13808
4) Wright, S.L., Kelly, F.J., 2017. Plastic and Human Health: A Micro Issue? Environ. Sci.
Technol. 51, 6634–6647
5) Vance, M.E.; Kuiken, T.; Vejerano, E.P.; McGinnis, S.P.; Hochella, M.F., Jr.; Rejeski, D.; Hull, M.S. Nanotechnology in the real world: Redeveloping the nanomaterial consumer products inventory. Beilstein J. Nanotechnol. 2015, 6, 1769–1780

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Perché e come ridurre la plastica in cucina e nella vita in 9 mosse
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Perché e come ridurre la plastica in cucina e nella vita in 9 mosse
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La vera guerra che tutti dobbiamo affrontare è contro la plastica: riciclarla soltanto non basta, dobbiamo agire diversamente
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2 commenti su “Perché e come ridurre la plastica in cucina e nella vita in 9 mosse

  1. alessio ha detto:

    articolo fondamentale anche per chi non è attento ad una buona alimentazione

    1. Başak ha detto:

      Ciao Alessio, felice che tu l’abbia apprezzato.
      Hai ragione, il discorso della plastica riguarda tutti, e appunto per questo dovremmo agire come un unico fronte per fermare o almeno per frenare il mostro.
      Un caro saluto
      Başak

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