Trialometani nell’acqua potabile: come ridurne la concentrazione

Introduzione ai trialometani nell’acqua
L’importanza della sicurezza dell’acqua potabile
L’OMS stabilisce che “tutte le persone, qualunque sia il loro stato di sviluppo e condizioni socioeconomiche, hanno il diritto ad avere accesso a una fornitura adeguata di acqua potabile sicura”. Di solito quando si legge la parola sicurezza, giustamente si pensa subito alle malattie infettive causate dai batteri patogeni, virus, protozoi ed elminti; e per eliminare la loro presenza, di modo da annullare ogni eventuale rischio di malattie, tipo il colera o la febbre tifoidea, si disinfetta l’acqua potabile dal lontano 1900.
Il ruolo della clorazione e i suoi effetti collaterali
Il disinfettante più ampiamente utilizzato è il cloro: tant’è che la clorazione, insieme alla filtrazione dell’acqua potabile, sono stati acclamati come la principale conquista per la salute pubblica del ventesimo secolo(1).
Tuttavia, come ogni rosa ha le spine, anche il trattamento delle acque grezze presenta qualche svantaggio: i derivati della clorazione come i trialometani nell’acqua del rubinetto, riscontrabili in concentrazioni variabili in gran parte dei paesi del mondo, minacciano la nostra salute.
Cosa sono i Trialometani (THM) e effetti sulla salute
L’acqua che arriva ai nostri rubinetti può avere origine da diverse fonti: da sorgenti sotterranee, dalla superficie (torrenti, fiumi o laghi) o persino dal mare dopo trattamenti di desalinizzazione. Nel nostro paese per fortuna ancora non abbiamo bisogno di desalinizzare l’acqua, perciò le fonti principali provengono dalla superficie o dalle vie sotterranee. Il disinfettante scelto, ovvero nella maggior parte di casi il cloro, causa la formazione delle molecole definite come derivati della disinfezione (DBP Disinfection By-Products): un composto complesso costituito da centinaia di molecole chimiche; tra le più popolari abbiamo trialometani (THM) e acidi aloacetici (HAAs), in quanto la loro concentrazione viene appena dopo quella del cloro.
I trialometani nell’acqua e i loro effetti sulla salute umana sono stati ancora poco studiati, ma è possibile che abbiano un effetto cancerogeno per la vescica, i reni e il fegato.
La loro quantità può essere slegata dalla quantità di cloro utilizzato per il trattamento: ci sono diverse variabili che influenzano la quantità finale, come la presenza di materiale organico nelle acque grezze.
L’acqua di superficie (fiumi e laghi) contiene una variabile quantità di materiale organico naturale (NOM – Natural Organic Material) dovuto alla vegetazione, causa dell’intorbidimento e cambiamento di colore.
Tali sostanze organiche, in presenza di un disinfettante quale il cloro, ozono, biossido di cloro o clorammine, danno il via a reazioni chimiche, formando diverse centinaia di sottoprodotti (DBP): alcuni di questi potenziali genotossici e cancerogeni, come proprio i THM(2).
I principali trialometani sono rappresentati da cloroformio, bromodiclorometano, dibromoclorometano, bromoformio. I bromo-trialometani vengono utilizzati come reagenti di laboratorio; nella sintesi di composti organici, in qualità di solventi; mentre il bromoformio come sedativo per la tosse; il cloroformio invece è impiegato nella produzione di refrigeranti, solventi, oltre al suo antico utilizzo da anestetico(3).
Come menzionato poco fa, finora si hanno pochissimi studi sull’effettiva tossicità delle sostanze, ma per fortuna la loro presenza nell’acqua comunale è comunque ben regolamentata: la direttiva sull’acqua potabile della Comunità Europea stabilisce che l’acqua destinata al consumo umano non deve superare i 100µg/l di THM totali; negli USA il livello massimo è di 80µg/l; in Italia la Direttiva 98/83 CE ed il suo recepimento di cui al D.Lvo 31/2001e s.m.i, hanno fissato un valore di di 30µg/L, espresso come somma delle concentrazioni di composti specifici (i composti specifici sono: cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano, bromodiclorometano); ergo la nostra acqua viene monitorata e sottoposta ad analisi periodiche.
Tuttavia non abbiamo facile accesso ai dati dei campionamenti in ogni comune e in ogni stagione, in quanto non pubblicati! (Andrebbero richiesti specificatamente).
Fatto importante poiché, come già spiegato, la loro quantità finale non può essere uguale per ogni regione e per sempre.
Inoltre anche gli eventi atmosferici sono in grado di alterare i valori di trialometani nell’acqua: ad esempio dopo precipitazioni eccessive è naturale che venga utilizzato più disinfettante (cloro), innalzandone la concentrazione. Nemmeno le piogge sono tutte uguali: quella più incriminata è la prima pioggia dopo un lungo periodo di assenza; questa trasporta ai laghi e ai fiumi tutte le sostanze organiche depositate sul terreno e sulla vegetazione per un tempo prolungato.
Dunque è altamente consigliabile contattare direttamente il vostro gestore di acqua e/o municipi, chiedendo loro di fornirvi informazioni in merito.
Come veniamo esposti ai THM
Ovviamente siamo esposti ai THM attraverso l’acqua comunale, ma le vie orali non sono l’unico modo; il contatto cutaneo e inalatorio sono altrettante fonti di assorbimento. In più nelle popolazioni dove si ha l’abitudine di prendere docce o bagni caldi, l’inalazione e l’assorbimento cutaneo rappresentano una maggiore esposizione ai THM rispetto all’ingestione orale(4)… Eh si, anche le piscine costituiscono una fonte di esposizione.
Non si potrebbe rinunciare alla clorazione? Alternative
Oggigiorno sono disponibili diversi metodi per la disinfezione delle acque comunali oltre alla cara e vecchia clorazione: come l’ozonizzazione, il filtraggio, i trattamenti con raggi UV, clorammine ecc.
Purtroppo nessun metodo di disinfezione è definibile esente dai rischi da DBP, ma si potrebbero migliorare le pratiche di produzione dell’acqua potabile con i facili ed economici sistemi seguenti:
- Eliminare la preclorazione/spostare il punto di clorazione
- Praticare una migliore coagulazione/sedimentazione per ridurre la quantità di NOM
- Ottimizzare il dosaggio del cloro attraverso il benchmarking della disinfezione
- Preferire le clorammine per la disinfezione secondaria
Metodi per ridurre la presenza di THM nell'acqua potabile
Allo stato attuale nel mondo più di 1 miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile(5); e per tanti altri paesi bere l’acqua confezionata in bottiglie di plastica è una necessità inderogabile (scarsa qualità degli acquedotti, troppo cloro ecc.).
In Italia per fortuna l’acqua del rubinetto in tante regioni è sicura da bere; pertanto non bisogna rifiutare la grande bontà e opportunità che ci viene “quasi” regalata. Attraverso questa semplice prassi si potrebbe combattere la produzione eccessiva della plastica; e anche tutte le problematiche relative alla presenza delle microplastiche, non solo presenti nell’acqua che beviamo ma persino nell’aria che respiriamo.
Per detti motivi, a meno che aprendo il rubinetto non sentiate un forte odore di cloro, (e naturalmente il vostro comune ne garantisca la sicurezza anche per quanto riguarda i livelli di altre sostanze pericolose per la salute umana, quali il piombo, arsenico ecc) bere l’acqua del rubinetto è un dovere civico.
Oltretutto possiamo adottare degli accorgimenti per essere civili ma anche meno preoccupati per i rischi di tumori legati all’esposizione dei trialometani:
- Bollire l’acqua per un minuto e lasciarla raffreddare prima di berla: ciò consentirà ai THM di evaporare parzialmente nell’aria; durante il procedimento è consigliabile areare la zona.
- Conservare l’acqua del rubinetto in frigorifero per 24 ore in una brocca senza coperchio: i THM evaporeranno parzialmente nell’aria.
- Quando bollite l’acqua per la pasta o il tè, lasciate aperta una finestra, oppure usate l’aspiratore/cappa. Se vi occorre l’acqua calda per le pulizie domestiche e/o igieniche, prediligetela a temperatura tiepida, non proprio bollente, e assicuratevi che i bagni e le cucine siano ben ventilati nel momento dell’utilizzo. Stessa cosa anche per le docce e bagni: riducete il tempo di esposizione e la temperatura.
Nel caso invece viviate in una zona dove l’acqua del rubinetto puzza proprio di cloro, per stare tranquilli l’unica soluzione efficace è quella di ricorrere a filtri specifici; benchè le tecniche di osmosi inversa e nanofiltrazione(6) siano acclamate come miglior procedimento per la rimozione dei THM, anche alcuni filtri a carboni attivi riescono ad ottenere risultati positivi (ecco alcuni esempi di filtrazione: questi o questi della ditta Puro Italia). Certamente è da tenere conto del rinnovo dei filtri ogni 6 mesi, al fine di evitare la proliferazione batterica.
Aggiungo che negli ultimi anni gli studi sullo scambio ionico magnetico (MIEX) dimostrano una valida alternativa per la riduzione dei DBP, tramite la rimozione dei precursori di sottoprodotti(7).
In conclusione, il mio appello è quello di abbracciare l’acqua potabile che i comuni ci mettono a disposizione; perché è un dovere civico, etico e salutare; tramite semplici gesti e le giuste richieste legittime di informazioni alle aziende deputate, possiamo bere e usare serenamente “l’acqua del sindaco”.
Oltretutto, diffondendo questa consapevolezza e esigenza, si verrebbe a creare una massa critica capace di sensibilizzare e esigere dai comuni una migliore efficienza e qualità di approvvigionamento, investendo davvero sugli aspetti importanti della comunità come il bene più prezioso degli esseri umani: l’acqua.
Bibliografia
1) Calderon RL. The epidemiology of chemical contaminants of drinking water. Food Chemical Toxicology. 2000;38:S13-S20.
2) Richardson et al. 2007. Occurrence, genotoxicity, and carcinogenicity of regulated and emerging disinfection by-products in drinking water: a review and roadmap for research. Mutat Res636(1–3):178–242, PMID: 17980649, 10.1016/j.mrrev.2007.09.001.
3) Acque potabili – Parametri Trialometani 2016 Ministero della Salute
4) Backer, LC, Ashley DL, Bonin MA, Cardinali FL, Kieszak SM, and Wooten JV. Household exposures to drinking water disinfection by-products: whole blood trihalomethanes levels. J Expo Anal Environ Epidemiology. 2000;July-August 10(4); 321-6
5) CDC – Safe Water System Disinfection By-Products https://www.cdc.gov/safewater/chlorination-byproducts.html#seven
6) Uyak, Vedat & Koyuncu, Ismail & Oktem, Ibrahim & Cakmakcı, Mehmet & Toroz, Ismail. (2008). Removal of Trihalomethanes from Drinking Water by Nanofiltration Membranes. Journal of hazardous materials. 152. 789-94. 10.1016/j.jhazmat.2007.07.082.
7) Singer, P.C., Schneider, M., Edwards-Brandt, J., and G.C. Budd. (2007). MIEX for removal of DBP precursors: pilot-plant findings. J. AWWA 99(4): 128-139
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Trialometani nell'acqua potabile: come ridurne la concentrazione
DescriptionBere l'acqua comunale è un dovere civico, etico e salutare; e con pochi accorgimenti possiamo renderla più sicura
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Başak Bartu
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CHE Food Revolution
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Articolo molto interessante, grazie. Posso chiedere cosa pensi delle caraffe filtranti?
Le utilizzo da molti anni per poter bere l’acqua di rubinetto, che altrimenti ha un sapore inaccettabile anche riscaldata o bollita.
Le caraffe filtranti più economiche Brita e PUR purtroppo non rimuovono tutto il THM dall’acqua, dicono che ne riducono la concentrazione; ma non c’è una dichiarazione precisa, queste caraffe servono più per eliminare la sedimentazione e calcio/magnesio (calcare), migliorando decisamente di molto il sapore. Ma c’è una caraffa che è veramente in grado di soddisfare i massimi requisiti, ma ovviamente costa…
Tuttavia le cartucce che richiedono il ricambio ogni tot a mio parere creano un problema di smaltimento di plastica uguale a quello causato dalle bottiglie di plastica. Se hai un’acqua pessima potresti pensare di far installare un sistema di filtraggio professionale; così almeno hai la certezza che per 6 mesi (questa è la durata dei filtri in generale) bevi un’acqua sana sotto tutti i punti di vista.
Buona giornata e buona rivoluzione
Başak
Grazie