Pesticidi negli alimenti: cosa sono, rischi di multiresiduo e come evitarli

     

    Pesticidi negli alimenti cosa sono, rischi di multiresiduo e come evitarli

     

    Cosa sono i pesticidi?

    Prima di elencare le cose da sapere per poter evitare i pesticidi negli alimenti, una precisazione è doverosa: si dice pesticidi, ma si legge genericamente tutti i prodotti fitosanitari”; ovvero quelli adoperati in agricoltura convenzionale (ma anche in quella biologica), per proteggere le colture da piante infestanti, oppure dai parassiti o dalle malattie, con l’intento di salvaguardare la produzione alimentare. Dette sostanze vengono considerate tra i rischi regolamentati, esattamente come gli additivi e gli OGM.

    Ogni anno in tutto il mondo consumiamo circa 2 milioni di tonnellate di pesticidi (1), i quali possono essere suddivisi in 47,5% erbicidi, 29,5% insetticidi, 17,5% fungicidi e 5,5% altri pesticidi(2).

    In Italia, come in ogni paese civilizzato, la salute umana viene tutelata dalla legge contro i rischi relativi ai pesticidi negli alimenti. Il Ministero della Salute definisce il punto così: “I prodotti di origine vegetale non devono contenere, al momento della loro immissione in circolazione, residui di sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari (in altre parole residui di pesticidi) superiori ai limiti massimi di residui (LMR) fissati per legge”. Questi livelli (LMR) sono i limiti superiori, legalmente autorizzati, per la concentrazione dei residui di pesticidi all’interno o sulla superficie di alimenti o mangimi, e vengono utilizzati per calcolare la dose giornaliera ammissibile, DGA (3).

    Un pesticida per essere approvato e individuare così la sua soglia di tossicità, bisogna prima determinarne il valore di livello di non effetto (no-observed adverse-effect level, NOAEL): cioè il livello di concentrazione per il quale esso non genera alcun effetto, anche sui soggetti più a rischio.

    Negli Stati Uniti il livello ammissibile di assunzione del pesticida (la quantità che una persona normale consumerebbe in un giorno) su qualsiasi alimento è fissato al 1% del NOAEL. Ciò significa che si dovrebbe mangiare 100 volte la quantità normale, solo per arrivare al livello che potrebbe iniziare a influenzare un individuo altamente sensibile.

    Quindi possiamo stare tranquilli? Nonostante tutte queste belle premesse, a quanto pare no.
     

    Perché dobbiamo temere i pesticidi negli alimenti?

    Nessuno è escluso dal rischio di un basso livello di avvelenamento dovuto ai residui di pesticidi negli alimenti; e con esso il rischio di malattie croniche e di effetti negativi per la salute, tra questi: tumori, riduzione della fertilità, disturbi di vari livelli di natura cognitiva e neurologica come Parkinson, Alzheimer o altro; malattie autoimmuni, disturbi ormonali, in particolare problemi alla tiroide e molti altri ancora (4, 5, 6, 7).
     

    Come siamo tutelati?

    L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel suo rapporto periodico del 2018, riportava che in un totale di 91.015 campioni analizzati tra frutta e verdura coltivata e messa in vendita sul suolo Europeo, il 95.5% contenevano tracce di pesticidi entro i livelli consentiti (8). La percentuale di campioni contenenti residui quantificabili entro i limiti di legge era del 53,5%.

    Se il rischio è cosi basso, perché le associazioni dei consumatori non si accontentano?

     

    Multiresiduo: cosa vuol dire?

    L’EFSA o altri organi di controllo nei loro rapporti prendono in considerazione principalmente i singoli principi attivi; invece nella realtà l’utilizzo dei mix di pesticidi è tutt’altro che pratica rara. Sempre nel già menzionato rapporto dell’EFSA si evince che in circa uno su tre prodotti alimentari (precisamente il 29% dei campioni) sono stati rilevati i residui di due o più pesticidi.

    Per definire il termine “più residui”, potrei parlare dei risultati Made in Italy: nel rapporto “Stop Pesticidi” pubblicato da Legambiente nel 2019, in Italia il 18% dei campioni contenevano multi residui – circa 1 su cinque – con alcuni esempi eclatanti: i campioni di fragole fino a 9 pesticidi; o i peperoni che addirittura ne presentavano 25 di diverse formulazioni (9).

    Ed ecco l’intoppo!

    Paracelso disse “è la dose che fa il veleno”, dichiarazione che venne accolta da tutti gli scienziati; ma nonostante dunque i possibili rischi cumulativi dei monoresidui, bisogna analizzare anche come interagiscono tra di loro queste eventuali 8 o più sostanze chimiche: cosa che nessuno sa esattamente!

    Quando si tratta dei multiresidui, si temono generalmente due potenziali effetti: uno è quello sinergistico (una sostanza aumenta l’effetto tossico dell’altra), non preso molto in considerazione per via delle dosi in questione, insufficienti a creare un danno; il secondo invece è l’effetto cumulativo, il quale richiede analisi più approfondita.

    E il problema non riguarda solo pochi esemplari, dato che il multiresiduo sembra essere più frequente del monoresiduo: dal rapporto di Legambiente, 18% di presenza per il primo, sotto il 15% per il secondo.

    Nell’aprile del 2020 l’EFSA annunciava con orgoglio di aver sviluppato un modello di analisi ‘Euro Mix’, per la Valutazione dei Rischi Cumulativi causati dalle miscele di sostanze tossiche nei prodotti alimentari. Mentre speravamo di essere giunti finalmente all’applicazione del famoso principio di precauzione (consistente nel vietare l’utilizzo di una sostanza fino a che non sia verificato che non abbia conseguenze pericolose), abbiamo vissuto l’ennesima delusione.

    Lo studio (anche se definito pilota) dimostra che i mix di pesticidi non hanno alcun effetto sulla salute umana, compreso per i gruppi di persone più vulnerabili quali bambini piccoli o individui con gravi problemi di salute: ciò basandosi al momento solo sugli effetti tossici acuti del sistema nervoso e cronici per il funzionamento della tiroide.

    Non sono un medico ma certamente ne so quanto basta per comprendere come il cercare effetti acuti sul sistema nervoso, special modo se parliamo dei neonati o i feti, per i quali la modalità di assunzione di tali veleni avviene normalmente in bassi dosaggi, ecco non mi sembra proprio la scelta migliore.

    Ho studiato un gran numero di ricerche in merito, e francamente anche la modalità adottata, ovvero l’approccio completamente ipotetico (in altre parole probabilistico, grazie ai modelli computeristici in silico anziché in vivo) la ritengo alquanto inadeguata, vista la posta in gioco(10).

    Intendiamoci, sono felice si siano evitati i test sugli animali, ma pur con metodi cruelty free, mi aspetterei un approfondimento migliore; le valutazioni succitate non possono offrirci certezze su un tema così delicato, quanto inesplorato o forse meglio dire attualmente “inesplorabile”: ad oggi in commercio sono presenti più di 500 principi attivi registrati come pesticidi (11); cosa per cui le varianti e variabili da testare in varie concentrazioni e/o formulazioni, richiederebbe un lavoro di analisi interminabile, ma non per questo irrinunciabile.

    È ora di invertire la rotta!

    Occorrono leggi più specifiche e consumer-friendly, nonché dei sostegni tangibili agli agricoltori in termini economici ma anche didattici: per un’agricoltura ecologica e sostenibile non basta promulgare leggi e chiedere agli operatori di ridurre l’uso di pesticidi, se non si offre loro un capillare know-how o delle valide alternative ai fitosanitari pericolosi per l’uomo e l’ambiente.

    Soprattutto se i governi hanno permesso che l’uso globale di pesticidi aumentasse ben del 46% dal 1996 al 2016 (12), dovranno trovare il modo di dimezzarne le quantità; senza però inventare progetti, “verdi” sulla carta, utili solo a distribuire sovvenzioni sempre a chi pratica agricoltura intensiva.
    Naturalmente mi riferisco al
    “the New Green Deal – Il Nuovo Patto Verde”, elaborato sempre dall’EFSA al fine di migliorare il settore della produzione alimentare entro il 2030.

    Si erano prefissati 4 obiettivi/punti chiave (13):

    – agricoltura più sostenibile a livello energetico e emissioni gas serra;

    – incremento del 25% delle superfici adibite all’agricoltura biologica;

    – riduzione, ossia il dimezzamento dei fitofarmaci e del 20% dei fertilizzanti;

    – e per ultimo ma non per importanza il dimezzamento del consumo di antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura (se volete approfondire l’argomento potete leggere il mini libro).

    Tuttavia lo scorso ottobre, il Consiglio e Parlamento europeo, hanno cambiato le regole del gioco, lasciando tutti gli anelanti un cambiamento finalmente positivo, fortemente delusi; come dichiara il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani “Ci aspettavamo una Pac (La Politica Agricola Comune) ambiziosa che puntasse alla riduzione delle emissioni e degli impatti, intraprendendo un cambiamento radicale del sistema agricolo e alimentare. Quasi 60 miliardi di euro dei contributi dell’Ue vengono spesi ogni anno per i sussidi della Pac, per lo più allo scopo di finanziare un modello di agricoltura intensiva e di allevamento industriale”.
     

    Come possiamo evitare i pesticidi negli alimenti?

    Questo è il quadro che abbiamo avanti, purtroppo, e so che non possiamo attendere il 2030 per essere certi di portare a tavola nulla di tossico; perciò dovremmo valutare le opzioni disponibili.
    Secondo Mintel Global New Products Database del 2019, negli ultimi 10 anni il numero complessivo di nuovi prodotti alimentari biologici introdotti in Europa, è aumentato passando dal 9% al 17%(14). C’è molta più consapevolezza, interesse per il benessere, la salute ma anche per l’etica; naturalmente la ricchezza rispetto al resto del mondo contribuisce a questo fatto.

    D’altra parte tutti compreremmo alimenti che non rechino danni né a noi né all’ambiente, come la gran parte degli etichettati bio, solo se questi costassero meno.
    Da diversi anni negli Stati Uniti un gruppo di attivisti indipendenti sotto l’organizzazione non-profit Environmental Working Group (EWG), ogni anno stilano due liste di alimenti:
    “15 Puliti – Clean 15” e la “Sporca Dozzina – Dirty Dozen”; in tal modo comunicano al consumatore quali cibi si possano acquistare dall’agricoltura convenzionale e quali categoricamente dall’agricoltura biologica (15).
    Nella lista dei 15 puliti troviamo (dal più pulito al meno): avocado, mais dolce, ananas, cipolla, papaya, piselli dolci surgelati, melanzane, asparagi, cavolfiore, melone cantalupo, broccoli, funghi, cavolo cappuccio, melone verde, kiwi.

    Tra gli sporchi invece abbiamo (dal più al meno sporco): fragole, spinaci, kale, nettarine, mele, uva, pesche, ciliegie, pere, pomodori, sedano, patate (il tredicesimo posto è stato assegnato ai peperoncini rossi).

    Tanti contestano la metodologia nella determinazione dei cibi definiti “tossici” per la salute, in quanto anche loro utilizzano dei metodi probabilistici (!). Alcuni giustamente chiedono perché non facciano le stesse analisi per i residui di pesticidi sul cibo biologico. Scrivo “giustamente”, in quanto l’agricoltura biologica non significa zero pesticidi; anzi se ne utilizzano parecchi, pur se non di sintesi (l’agricoltura convenzionale mediamente usa 3,2 pesticidi differenti, quella biologica 0,8).

    Inoltre, aggiungo io, le analisi fatte da EWG comprendono alimenti locali o importati seguendo la legislazione degli USA; dunque probabilmente non attendibili per chi come noi compra il cibo in Italia.

    Quindi eccovi tre differenti riferimenti, elaborati da me basandomi sui rapporti periodici emessi dal Ministero della Salute, di Legambiente e di Coldiretti.

    Sulla base delle analisi del Ministero (16), consiglio di acquistare i seguenti alimenti dalla produzione biologica o dagli agricoltori di fiducia:

    • frutta: cachi di Virginia; lime; ribes a grappoli; pithaya (frutti del drago); ciliegie dolci; melograni; uva da tavola; arance; mandarini; pesche
    • ortaggi: radici e tuberi tropicali; erba cipollina; peperoni piccanti; funghi, muschi e licheni; okra; fagioli secchi; prezzemolo; spinaci; peperoni dolci; scarola; carciofi; pomodori; zucchine
    • cereali: riso; riso decorticato; farina di frumento; farina di frumento integrale
    • altri prodotti: ortaggi trasformati; frutta trasformata; cereali trasformati, il vino (sia il monoresiduo 22,3% che multiresiduo 20,8%)Alimenti che si possono comprare anche dall’agricoltura convenzionale in quanto non hanno presentato alcun residuo:
    • frutta: fichi; nocciole; bacche e piccola frutta; anacardi; noci del Brasile; frutta e frutta a guscio; more di rovo; uva spina; litchi; cocco
    • ortaggi: cavolo cappuccio; aglio; lenticchie fresche; bietole; cetriolini; lupini secchi; ravanelli; cavoli ricci; cavoli cinesi; ortaggi a foglie ed erbe e fiori edibili; foglie di vite e simili; cavoli a testa; erbe e fiori edibili; baby foglie; menta; vegetali; patate dolci; spinaci e simili; scalogni; legumi secchi; radici di prezzemolo; altri legumi secchi; cavoli rapa; cavoli; cucurbitacee con buccia edibile; ortaggi a bulbo; legumi freschi; barbaforte /rafano/cren; ortaggi a frutto; altre erbe e piante edibili
    • cereali: grano saraceno e altri pseudocereali; farina di segale integrale; segale; farina di altri cereali; farina di segale; miglio; farina di grano saraceno e altri pseudocereali; sorgo.
    • oli: olio di semi di girasole; olio di semi vari; olio di semi di soia; olio di altri semi;olio di altri frutti oleaginosi; olio di avocado; olio di semi di zucca; olio di frutto di palma
    • baby food: tutte le tipologie
    • altri alimenti: semi e frutti oleaginosi processati, latte, miele, pesce, uova processate

    (PER GLI ALIMENTI DI ORIGINE ANIMALE CHIARAMENTE NASCONO ALTRI PROBLEMI DI NATURA ETICA E SOSTENIBILITÀ: PER SAPERNE DI PIÙ LEGGI IL MINI LIBRO)


    Analogamente, nel rapporto
    Stop Pesticidi di Legambiente (9) vediamo che le mele, l’uva da tavola, le pere, le pesche, il pompelmo rosa, bacche di goji, peperoni, ortaggi da fusto e in alcuni legumi, risultano contenere irregolarità o almeno un residuo.

    Mentre nella Black List di Coldiretti (16) troviamo alimenti d’importazione da evitare: i cibi più contaminati del 2020 secondo Coldiretti, sono i peperoncini piccanti della Repubblica Dominicana e dell’India, bacche di goji della Cina, riso del Pakistan, melograni della Turchia,tè della Cina, okra dell’India, dragon fruit dell’Indonesia, fagioli secchi del Brasile, peperoni dolci dell’Egitto, olive da tavola dell’Egitto.

    Ma c’è qualcosa che possiamo fare per ridurre la concentrazione dei residui di pesticidi negli alimenti?

    Considerate che solo il semplice lavaggio con l’acqua corrente, ne rimuove circa il 75-80%.

    Il CSE – Centro per la Scienza e l’Ambiente, consiglia di usare acqua leggermente salata per rimuovere gran parte dei residui dei pesticidi presenti sulle superfici degli alimenti freschi. Esattamente la stessa cosa viene suggerita dal Centre for Science and Environment di Nuova Delhi, India: lavare la frutta e verdura in una soluzione del 2% di acqua salata, servirà a rimuovere la gran parte dei residui presenti sulle bucce.
    Un altro trucco è quello di utilizzare l’acqua di lavaggio a temperatura ambiente; in una ricerca condotta lavando a varie temperature verdure di stessa provenienza, si è registrato che rispetto a 5 e a 10 gradi, i migliori risultati si ottengono con l’acqua a 22 gradi; più alta la temperatura e più facile sarà liberarsi dai pesticidi.

    Dopo tutto quanto detto fin qui, avrete compreso che l’acquistare prodotti biologici non vi esonererà dal lavarli: i pesticidi non sono di sintesi d’accordo, ma alcuni di questi naturalmente tossici.
    Inoltre non crediate che “togliere la buccia” esaurisca il compito: solitamente le ricerche sui residui di pesticidi negli alimenti si effettuano su prodotti già sbucciati, qualora questi vengano comunemente consumati senza buccia.
    L‘uso dell’aceto o del bicarbonato di sodio, adottato da più di qualcuno, non è raccomandato in generale, poiché il consumatore non potendo sapere che tipo di residuo di pesticidi è presente sugli alimenti, non può nemmeno prevedere quale dei due (ambiente acido o basico) potrà essere efficace.
    Gli esperti dell’Università di Massachusetts hanno dimostrato però che lasciando le mele in ammollo in una miscela di acqua e bicarbonato per una quindicina di minuti, si riescono ad eliminare i residui di pesticidi del 80-96%: 15 minuti di attesa richiedono una piccolissima organizzazione ma dal potere salvavita per tanti altri ortaggi e verdure.
    Alle verdure con foglie a strati, prima di iniziarne al lavaggio, è consigliabile togliere le parti esterne, cioè quelle maggiormente esposte ai pesticidi.
    Le verdure a foglie vanno lavate foglia per foglia, sotto l’acqua corrente.
    Invece strofinate bene le bucce (se hanno la buccia dura) della verdura o frutta come melone, cocomero, o quelli a radice come carote, patate, ecc., con una spazzola per le unghie.

    Ma forse il consiglio più utile sarebbe quello di comprare solo i cibi di stagione: in una ricerca condotta da Greenpeace Türkiye17, la quantità di residui di pesticidi che contenevano i campioni di pomodori, cetrioli e peperoni nel mese di agosto (in totale 56), è raddoppiata in ottobre (diventando 96) e triplicata (diventando 139) in novembre. Per conoscere quali sono gli alimenti di stagione potete leggere questo articolo “Frutta e Verdura di Stagione: perché è importante riconoscere e rispettare i loro tempi”.

    Dunque non c’è motivo di allarmarsi e smettere di mangiare frutta e verdura; l’importante è conoscere le nostre opzioni e decidere consapevolmente.

    Buona rivoluzione a tutti

     

    Bibliografia
    1) J. Popp, K. Pető, J. Nagy Pesticide productivity and food security. A review Agronomy for Sustainable Development, 33 (1) (2013), pp. 243-255
    2) Mohamed A. Hassaan, Ahmed El Nemr, Pesticides pollution: Classifications, human health impact, extraction and treatment techniques, The Egyptian Journal of Aquatic Research, Volume 46, Issue 3,
    2020, Pp 207-220, ISSN 1687-4285
    3) Portale del Ministero della Salute visitabile dal seguente link http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1981_allegato.pdf
    4) Ma K, Wu HY, Zhang B, He X, Li BX. Neurotoxicity effects of atrazine-induced SH-SY5Y human dopaminergic neuroblastoma cells via microglial activation. Mol Biosyst (2015) 11:2915–24.10.1039/c5mb00432b
    5) Li Q, Kawada The mechanism of organophosphorus pesticide-induced inhibition of cytolytic activity of killer cells. T. Cell Mol Immunol. 2006 Jun;3(3):171-8.
    6) Hoshi N, Hirano T, Omotehara T, Tokumoto J, Umemura Y, Mantani Y. Insight into the mechanism of reproductive dysfunction caused by neonicotinoid pesticides. Biol Pharm Bull (2014) 37:1439–43.10.1248/bpb.b14-00359
    7) Colosio C, Alegakis AK, Tsatsakis AM. Emerging health issues from chronic pesticide exposure: innovative methodologies and effects on molecular cell and tissue level. Toxicology (2013) 307:1–2.10.1016/j.tox.2013.04.006
    8) Paula Medina‐Pastor, Giuseppe Triacchini The 2018 European Union report on pesticide residues in food European Food Safety Authority (EFSA) First published: 02 April 2020 https://doi.org/10.2903/j.efsa.2020.6057
    9) il Dossier Stop Pesticidi di Legambiente visibile su www.legambiente.it
    10) Maggi, F., Tang, F.H.M., la Cecilia, D. et al. PEST-CHEMGRIDS, global gridded maps of the top 20 crop-specific pesticide application rates from 2015 to 2025. Sci Data 6, 170 (2019). https://doi.org/10.1038/s41597-019-0169-4
    11) Peter S Craig et. al Cumulative dietary risk characterisation of pesticides that have chronic effects on the thyroid. European Food Safety Authority (EFSA) 29 April 2020 https://doi.org/10.2903/j.efsa.2020.6088
    12) FAO: FAOSTAT Online Database (http://faostat.fao.org/.2019)
    13) https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it
    14) Mintel Database del 2019 visibile dal seguente link https://www.mintel.com/global-new-products-database
    15) per l’anno 2020 le due liste sono visibili sul sito ufficiale dell’EWG https://www.ewg.org/foodnews/dirty-dozen.php
    16) Ministero della Salute DIREZIONE GENERALE PER L’IGIENE E LA SICUREZZA DEGLI ALIMENTI E LA NUTRIZIONE – CONTROLLO UFFICIALE SUI RESIDUI DEI PRODOTTI FITOSANITARI NEGLI ALIMENTI – Anno 2018 emesso nel 2019
    17) Soframızdaki Tehlike – Il Pericolo nel Tavolo 2020 Greenpeace Türkiye visibile su https://www.greenpeace.org/static/planet4-turkey-stateless/2020/01/a314cc16-soframizdaki-tehlike-pestisit-greenpeace-rapor.pdf

     

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    Pesticidi negli alimenti: cosa sono, rischi di multiresiduo e come evitarli
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    I multiresidui dei pesticidi negli alimenti costituiscono il più grande problema (anche nel bio): ecco cosa sono e come evitarli
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