Bietola di mare: proprietà, dove trovarla e come consumarla

 

bietola di mare impiattata con una fetta di limone

 

La bietola di mare: tutto quello che c’è da sapere

Cenni storici e origine

Progenitrice della bieta, spinaci e barbabietola da zucchero[1], la bietola di mare è una pianta perenne e spontanea, ben radicata nella storia umana.

Grazie ai ritrovamenti dei frammenti di steli essiccati, di semi carbonizzati e frammenti di radici nei siti archeologici in Danimarca, abbiamo la certezza del suo utilizzo sin dal lontano periodo Mesolitico (l’era che va dal 10.000 al 8.000 AC)[2]; e ne abbiamo ulteriore testimonianza scritta risalente all’epoca Romana.
Benché sia nativa dei paesi europei, dalle zone costali dell’Atlantico fino al bacino Mediterraneo, la bietola di mare è ormai diffusa in diversi continenti, India e Australia compresi, pur se con alcune differenze genetiche, proprio come un altro esemplare: gli
asparagi di mare.

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Proprietà della bietola di mare

D’altronde la sua diffusione era inevitabile, visto che è una pianta con pochissime pretese; anzi va sottolineato che è una vera super potenza di sopravvivenza. Le condizioni di stress, letali per altre piante, per l’impavida bietola di mare non costituiscono alcun disagio.
In altre parole non teme la siccità, né tantomeno un terreno poco fertile; tant’è che come suggerisce il nome la si trova spesso (e volentieri) a poche decine di metri dal mare, sui terreni sabbiosi o argillosi ad alta salinità.
Queste caratteristiche la collocano in una posizione di rilievo per il futuro incerto dell’umanità[3,4]; esattamente come il miglio, spiegato in questo articolo.
Che il nostro pianeta sia sempre più caldo non è fantascienza; né tantomeno che la gran parte delle zone meridionali del vecchio Continente siano a imminente rischio siccità; di conseguenza conoscere piante capaci di cavarsela anche in condizioni estreme, può risultare, senza alcun dubbio, provvidenziale per le generazioni future.
La bietola di mare è così straordinaria che i suoi geni vengono studiati in diverse ricerche al fine di comprendere meglio le sue armi[1,5,6]; fra queste come fa ad essere produttiva senza acqua, nei suoli privi di nutrienti nobili, per di più ad alta salinità, noncurante delle temperature e delle condimeteo: riesce a tenere testa anche ai potenti venti dell’oceano Atlantico! Di fatto il termine “resistere” è improprio, in quanto pare proprio preferire le zone esposte ai venti; tant’è che spesso le colonie più numerose non si trovano nelle zone riparate, ma, stoiche, direttamente in prima linea.

Non c’è dubbio che la bietola di mare sia una delle rare candidate alla salvezza delle generazioni future.
Detto ciò penso sia sciocco attendere tempi nefasti per voler fare la sua conoscenza: la bietola di mare è buona, non contiene pesticidi (naturalmente biologica), non ha nessun impatto negativo sull’ambiente e
(ancora per il momento)
gratis. Oltretutto, risulta essere molto più generosa della cugina addomesticata (la bietola classica che compriamo): invece di due volte l’anno, la bietola di mare riesce a fornire foglie commestibili sempre, raggiungendo persino 1 metro di altezza! Se avessi un orto, decisamente preferirei lei al posto della bieta addomesticata.

Profilo nutrizionale della bietola di mare

La bietola di mare continua a convincere anche sotto il profilo nutrizionale.
Vanta ottimi livelli di fibre alimentari (5,27g/100g), eccellenti porzioni di ferro (5mg/100g), buone quantità di vitamina C (18mg/100g) e oneste dosi di proteine (2,5g/100g).

Con detti nutrienti questa pianta modesta merita senz’altro un posto d’onore tra le tante verdure e erbe che, al contrario, vengono coltivate appositamente, con tanta irrigazione, troppi pesticidi e fertilizzanti.

 

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Controindicazioni della bietola di mare

Come tutte le nipoti, anche la varietà selvatica è ricca di ossalati, che in dosi eccessive e frequenti potrebbe causare ipocalcemia, danni renali o intossicazione da ossalati.
Le persone con patologie renali non dovrebbero consumarla cruda, ma solo previa cottura e in quantità moderata.


Quanti nomi ha la bietola di mare

Bietola selvatica; bietola comune; secre di mare (Crotone); bietola di campagna (in particolare in tutta la Puglia); spinaci di mare o spinaci selvatici (specificatamente nei paesi anglosassoni); bietola marittima; e la lista continua anche con nomi impronunciabili – per me – quando si tratta dei vari dialetti.
Come da titolo del presente articolo, personalmente preferisco il suo nome “bietola di mare”: non posso tradire la mia affinità e passione per il mondo blu; e poi, tutto sommato, credo che sia il più appropriato, dato che il suo nome scientifico è proprio “Beta vulgaris ssp. Maritima”.

Come riconoscere la bietola di mare

Se avete presente la bietola coltivata, non avrete problemi a identificarla.
La bietola selvatica, al contrario di ciò che può suggerire il nome, non si presenta in nessun modo “selvatico o disordinato”, anzi, ricorda un bel bouquet raffinato: le foglie disposte a raggiera (rosetta), ai bordi i fusti più lunghi, al centro quelle più basse.
Cercate solo di non confonderle con la mandragora, nota pianta velenosa; o con l’acetosa, quest’ultima benché molto meno pericolosa, può comunque causare dei fastidi, se consumata in quantità esagerata.
Le foglie della bietola di mare sono lucide, carnose, di un verde scuro, a forma di rombo allungato; in alcune varietà con un lembo lanceolato, con una peluria leggera; a volte si presentano sulle foglie dei bitorzoli e venature di un verde più chiaro, ben evidenti nella parte bassa delle foglie; i fusti talora presentano delle colorazioni rossastre, grazie alla presenza di betacianina, tanto da confermare la parentela con la barbabietola rossa[7].

Dove trovare la bietola di mare in Italia

Tutte le coste dalla Liguria alla Puglia sono luoghi ideali per cercarla. Ama il sole e, come anticipato, i terreni secchi, argillosi e persino rocciosi. Purché sia incolta anche la campagna vicino al mare è un posto ideale per trovare la bietola di mare, o, in questo caso, la bietola di campagna.

Come usare la bietola di mare in cucina

Che sapore ha la bietola di mare

Ha lo stesso sapore delle bietole coltivate; sebbene posso affermare che è decisamente più saporita e più sapida delle nipoti note.
Le foglie però cambiano un po’ il loro gusto durante il periodo di fioritura, vale a dire da fine maggio fino a fine agosto, diventando un po’ più amare, ma sempre commestibili.

Come consumare la bietola di mare

Dopo averla lavata ripetutamente con abbondante acqua, così da eliminare il terriccio, si può consumare sia cruda nelle insalate, che cotta nelle zuppe; frittate, farinate, risotti, o per realizzare le mie famose polpette, sostituendo la bieta o gli spinaci.
Insomma vanno utilizzate senza alcuna titubanza, dove normalmente usereste la bieta o gli spinaci comprati al supermercato.

Consigli utili per i raccoglitori poco esperti

Non dovete mai esagerare con le quantità; anche se in Italia non fa ancora parte della categoria delle piante protette, la bietola di mare non va assolutamente sterminata.
Le radici non vanno mai estirpate, i fusti vanno tagliati con un coltello da circa 1 cm dalla terra; e preferibilmente lasciate in pace i gruppi isolati e raccogliete la bietola di mare dove ci sono colonie folte.
E infine, se non vi sentite sicuri di quello che state raccogliendo, non avventuratevi in
foraging per nessun motivo; domandate sempre a un esperto della zona.

Con l’occasione vorrei ringraziare il gentilissimo e generosissimo “Antonio Rizzo”, per avermi indicato indicato e permesso di raccogliere un bel mazzo di bietola di mare, dalle terrazze del suo magnifico campeggio nei dintorni di Capo Colonna a Crotone.

Başak e Antonio dopo la raccolta della bietola di mare
Buon appetito e buona rivoluzione a tutti


Bibliografia

1) Skorupa, Monika et al. “Characteristic of the Ascorbate Oxidase Gene Family in Beta vulgaris and Analysis of the Role of AAO in Response to Salinity and Drought in Beet.” International journal of molecular sciences vol. 23,21 12773. 23 Oct. 2022, doi:10.3390/ijms232112773
2) Bailey, G., Andersen, S.H., Maarleveld, T.J. (2020). Denmark: Mesolithic Coastal Landscapes Submerged. In: Bailey, G., Galanidou, N., Peeters, H., Jöns, H., Mennenga, M. (eds) The Archaeology of Europe’s Drowned Landscapes. Coastal Research Library, vol 35. Springer,
3) Nachshon, Uri. “Cropland soil salinization and associated hydrology: Trends, processes and examples.” Water 10.8 (2018): 1030.
4) TAHJIB-UI-ARIF, Md, et al. Differential response of sugar beet to long-term mild to severe salinity in a soil–pot culture. Agriculture, 2019, 9.10: 223.
5) Yolcu, S.; Alavilli, H.; Ganesh, P.; Panigrahy, M.; Song, K. Salt and Drought Stress Responses in Cultivated Beets (Beta vulgaris L.) and Wild Beet (Beta maritima L.). Plants 2021, 10, 1843.
6) Raybould, A., Mogg, R., Aldam, C. et al. The genetic structure of sea beet (Beta vulgaris ssp. maritima) populations. III. Detection of isolation by distance at microsatellite loci. Heredity 80, 127–132 (1998).
7) Skalicky M, Kubes J, Shokoofeh H, Tahjib-Ul-Arif M, Vachova P, Hejnak V. Betacyanins and Betaxanthins in Cultivated Varieties of Beta vulgaris L. Compared to Weed Beets. Molecules. 2020 Nov 18;25(22):5395.

 

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Bietola di mare: proprietà, dove trovarla e come consumarla
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Bietola di mare: proprietà, dove trovarla e come consumarla
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Il cambio climatico ci porrà nuove sfide e la bietola di mare non c'è dubbio farà parte dei cibi del futuro: scopriamone il perché
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