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Okra: cos’è, come e perché dovremmo mangiarla

bellissimo piatto di bulgur con l'okra (bamya o gumbo) e pomodoro

Preparazione: 10 min

Cottura: 10 min

Difficoltà: medio facile

Dosi: per 2 persone

Costo: basso

Se vuoi andare subito alla ricetta clicca qui

Introduzione all’okra

Una pianta tropicale e sub-tropicale di origine africana che si consuma da secoli nelle parti più povere del mondo, ovvero Brasile, India, Messico e Africa: con il traffico degli schiavi, il viaggio dell’okra si è allungato fino agli stati meridionali del Nord America. La troviamo molto frequentemente anche nelle tavole dei turchi e dei greci; timidamente da qualche anno questi “simpatici cornetti” si vedono sui banchi degli ortofrutticoli in Italia, anche se la maggior parte della produzione avviene in Sicilia.
La prima cosa che dovrei dirvi per onestà è che l’okra pur se può crescere in gran parte dei paesi mediterranei senza grosse difficoltà e nonostante faccia dei bellissimi fiori, non si coltiva molto, perché culinariamente non viene apprezzata da tutti. Il motivo deriva dal fatto che contiene una sostanza gelatinosa al suo interno e se durante la cottura non si prendono alcuni provvedimenti viene rilasciata nel sugo, dando al piatto un aspetto un po’ viscido. Questo non significa che l’okra vada mangiata solo per necessità, e sebbene io la trovi una prelibatezza grazie al fatto che sono cresciuta apprezzandola, molte persone compreso mio marito la mangiano con molto gusto.

Perché mangiare l’okra e benefici

Da qui vi starete chiedendo “ma se c’è una buona probabilità che non ci piaccia, allora perché la dovremmo mangiare?”. Credetemi, dopo aver letto quanto segue sotto il profilo nutrizionale, vorrete recuperare il tempo perduto!
Se siete appassionati di super cibi, non potete non mangiare l’okra, la quale sta guadagnando una grande visibilità nella lista dei cibi funzionali. Innanzitutto bisogna sapere che proprio la sostanza responsabile della sua “viscidezza” è un toccasana per la salute: mi sto riferendo alla mucillagine. La mucillagine è una sostanza che diventa gommosa e gelatinosa in presenza di acqua e si trova in vari tipi di piante (Malvacee come nel caso dell’okra, Tigliacee, Orchidacee, Mucoraceae ecc); viene anche impiegata dall’industria farmaceutica. Insomma si tratta di un vero esemplare di alimento nutraceutico.
Essendo in grado di offrire un’azione lenitiva alle varie infiammazioni riguardanti in particolare l’intestino e le vie respiratorie, negli ultimi anni diversi studi valutano il suo utilizzo nelle formulazioni nutraceutiche.

La caratteristica meccanica della mucillagine è quella di assorbire una gran quantità di acqua gonfiandosi, fatto che aiuta ad incrementare il volume della massa di cibo presente nel tratto gastrico. In questo modo si ottengono vari benefici:

  • le pareti dello stomaco si distendono aumentando il senso di sazietà con la conseguente riduzione di appetito. Credo basti già a convincerne l’assunzione da parte di chi vuole limitare le calorie introdotte.
  • l’aumento di volume non riguarda solo il cibo da digerire, ma anche quello ‘già digerito’, il quale sarà più voluminoso; dunque ciò permette di agevolare il transito intestinale in quanto si genera una maggiore e più morbida massa fecale. Possiamo senz’altro affermare che l’okra, o meglio le mucillagini, sono utili nel combattere la stitichezza.

Inoltre la viscida ma molto funzionale mucillagine, ha delle proprietà ancora più “miracolose” di quelle appena citate: rallentando la fase digestiva, riduce l’assorbimento degli zuccheri. In altre parole diminuisce il rischio dei picchi glicemici e dunque quelli di insulina, diventando un valido alleato nel combattere il diabete.

In più da quando è stato scoperto il potenziale dell’acido absissico (ABA), un fitormone con effetti benefici presente nell’okra, la troviamo anche nelle formulazioni dei nutraceutici come l’antidiabete(1).

Ancora, nell’okra sono presenti alcuni dei componenti vitali che regolano l’azione di alcuni enzimi epatici come AST e ALP, molto importanti per il corretto funzionamento del sistema insulinico: ciò si traduce in un miglioramento della resistenza insulinica, riducendo il rischio di diabete di tipo 2. Tuttavia i pazienti diabetici che utilizzano medicine a base di metformina(2), dovrebbero evitare di assumere l’okra poiché potrebbe interferire al corretto assorbimento dei principi attivi.

Vi sembrerà assurdo ma i benefici della bistrattata e ignorata okra continuano: la mucillagine presente nell’okra, essendo in grado di legarsi al colesterolo durante la fase digestiva, serve a ridurre la parte di colesterolo altrimenti assorbito, abbassandone così la concentrazione nel sangue.

È molto leggera, ma al contempo nutriente: 100 grammi di okra hanno solo 30 kcal, ma ben 2 grammi di proteine (come 75 grammi di yogurt)! Questa particolarità è da sottolineare, in quanto non tutte le verdure contengono proteine in quantità tale da poterle considerare “proteiche”. Se siete alla caccia di proteine vegetali volendo ridurre la quantità di prodotti animali nella vostra dieta, l’okra può costituire una felice scoperta, in quanto possiede anche un ottimo contenuto di amminoacidi, ed è ricca di lisina e triptofano. L’elevata quantità di fibre alimentari, unito al fatto che è priva di grassi saturi e colesterolo, disegnano un quadro nutrizionale davvero fuori dalle righe.

È ricca di Vitamina C, K, A e B9 (l’acido folico: molto importante per le donne incinte, o per quelle che desiderino diventare tali); e contiene anche il magnesio, calcio e zinco.

Per finire, non posso mancare nel dirvi che, oltre a tutto quanto appena scritto, l’okra costituisce una valida fonte di potenti antiossidanti, quali il beta carotene, xantina e luteina: utilissimi contro i radicali liberi. La loro elevata concentrazione fanno dell’okra il vegetale con più alti livelli di detti antiossidanti esistente.

Dopo aver scoperto quanto può essere utile per la salute, vorrei condividere una ricetta molto facile e altrettanto delicata per assaporarla nel modo migliore: è la ricetta di mia madre, quella che chiedo ogni qualvolta riesco ad andare a trovarla; perché anche se la sua raccolta avviene solamente nei mesi di luglio e agosto, può essere congelata da fresca una volta pulita e capata, oppure dopo averla sbollentata in acqua e limone.

Spero vi piaccia quanto piace a me

 

Ingredienti per una gustosa Okra

  • 200 grammi di okra
  • 1 pomodoro maturo tagliato a quadratini
  • 2 scalogni oppure mezza cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 bicchiere circa di acqua
  • succo di un limone
  • 1 cucchiaio d’olio extravergine
  • sale e pepe nero qb

Come cucinare l’okra in modo perfetto

In Turchia vengono preferiti i cornetti teneri, piccolissimi, per due motivi: il loro giovane guscio è in grado di trattenere la mucillagine all’interno dell’okra per tutto il tempo della cottura, e ancora non presentano la “peluria dura”, a volte delle vere e proprio spine negli esemplari più maturi.
Ma se il vostro fornitore non dovesse avere l’okra più giovane, non temete, abbiamo una soluzione quasi a tutto: potreste pulire la superficie dell’okra strofinandola con un panno, così da rimuovere le spine più ispide.

Per la mucillagine invece dobbiamo attuare delle tattiche più mirate.

Abbiamo visto che questa sostanza vischiosa è molto utile per la salute sotto vari aspetti, ma ciò non significa che dobbiamo vederla nel nostro cucchiaio. D’altronde per avere degli effetti benefici è sufficiente che l’okra la contenga: esteticamente meglio rimanga trattenuta al suo interno.

Per evitare la sua fuoriuscita durante la cottura, potreste eseguire i seguenti consigli:

Step 1. Prima di tutto bisogna sapere come sceglierla: l’okra piccola ha le pareti cellulari più resistenti rispetto a quella grande come un dito, ed è per questo che è più efficiente nel trattenere la materia vischiosa al suo interno.
Come vedete dalla foto, io che ho avuto la fortuna di scegliere quelle in miniatura, in 200 grammi abbiamo circa 40-50 okra da spuntare, il che significa un bel po’ di lavoro. Se non siete fortunati come me a trovare quelle tenerissime, rallegratevi del vantaggio numerico a vostro favore e continuate a leggere come rimediare con alcuni trucchi.

okra (bamya o gumbo) mentre viene pulita con il coltello

Step 2. Visto che la mucillagine inizia a gonfiarsi in presenza di acqua, bisogna lavare i cornetti velocemente sotto acqua corrente e subito dopo asciugarli per bene; tale procedimento deve avvenire prima di tagliarli.

Step 3. Quando spuntiamo le cima non dovremmo praticare un taglio orizzontale ma bensì obliquo e superficiale. Questo terzo accorgimento è fondamentale per poter trattenere la parte viscida dentro i cornetti.

Step 4. Dopo che è stata lavata, asciugata e tagliata possiamo cucinarla. La ricetta materna prevede l’utilizzo del succo di un limone e del pomodoro. La quantità non è soltanto una scelta organolettica, serve a creare una base acida a sua volta utile all’okra per non rilasciare il suo prezioso, ma non altrettanto estetico, contenuto. Per lo scopo è dunque utile l’utilizzo di ingredienti acidi come l’aceto, il limone o anche semplicemente il pomodoro.

Step 5. Per avere successo nella realizzazione di questa ricetta non bisogna stracuocere l’okra: 5-10 minuti sono più che sufficienti. E per una maggiore efficienza scegliete una pentola grande abbastanza da non stipare l’okra.

Step 6. Per non stimolare il transito osmotico è consigliabile salare l’okra una volta terminata la cottura.

Dopo aver capito cosa fare e cosa evitare, passiamo alla preparazione.

Step 7. In una capiente pentola, fate dorare i cubetti di cipolla con olio a fuoco basso; aggiungete l’aglio e dopo che le cipolle si sono ammorbidite unite il pomodoro maturo tagliato a cubetti, cuocete per altri 3-4 minuti e aggiungete l’acqua calda. Quando il sughetto inizia a bollire aggiungete il succo di limone e i cornetti di okra.
5-7 minuti di cottura saranno sufficienti se l’okra è tenera, altrimenti potete protrarre qualche altro minuto.

Il modo migliore di consumare l’okra

L’okra così preparata – come zuppa per intenderci – secondo me dà il meglio di sé; e se ad accompagnarla ci fosse del riso o del bulgur funzionerebbe ancora meglio. Ma potete anche mangiarla tagliando i cornetti in due (in senso longitudinale) e cuocendoli alla griglia con delle erbe profumate e il pangrattato; oppure saltandoli in padella brevemente, tagliata a fettine da sola o con altre verdure.

Buon appetito e buona rivoluzione a tutti

Bibliografia
1) Ismaila, M. et al. (2018). Development of Okra-Based Antidiabetic Nutraceutical Formulation from Abelmoschus esculentus (L.) Moench (Ex-maradi Variety). Tropical Journal of Natural Product Research. 2. 80-86. 10.26538/tjnpr/v2i2.5
2) Khatun, Hajera et al. “Water-soluble Fraction of Abelmoschus esculentus L Interacts with Glucose and Metformin Hydrochloride and Alters Their Absorption Kinetics after Coadministration in Rats.” ISRN pharmaceutics vol. 2011 (2011): 260537. doi:10.5402/2011/260537

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2 commenti su “Okra: cos’è, come e perché dovremmo mangiarla

  1. Alessio Farinella ha detto:

    non finisce mai di stupire questo sito; Basak ha veramente sempre qualche coniglio da tirare fuori dal cilindro!!
    interessante questa okra, io non ne avevo mai sentito parlare

    1. Başak ha detto:

      Caro Alessio, grazie a te per seguire questo sito che non fa altro che mantenere le promesse: portare la consapevolezza su ciò che mangiamo per trarre il massimo beneficio dal minimo costo per la tasca e per il pianeta.
      Un caro saluto

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