Nutraceutici: i 6 ERRORI che compromettono i loro contenuti terapeutici

 

Nutraceutici: i 6 ERRORI più comuni

 

Questo strano termine è un “vecchio neologismo” nato dalla crasi nutrizione e farmaceutica. Il suo ideatore, un certo Dr. Stephen De Felice, avendo compreso l’importanza terapeutica di alcuni alimenti, ne stilò una lista in base alle loro funzionalità.
Nulla di nuovo sotto il sole, in quanto l’antica medicina cinese, egizia e indiana si basavano da millenni sulle proprietà miracolose di alcuni nostri cibi: dunque solo un eccentrico modo di descrivere cose già note. Personalmente condivido il potere curativo degli alimenti e l’importanza di divulgarne la consapevolezza nelle nostre scelte alimentari.
Nel gruppo dei nutraceutici troviamo gli antiossidanti, gli acidi grassi essenziali, complessi enzimatici, i probiotici e naturalmente le vitamine.
Gli antiossidanti come la quercetina, catechine, tannini etc. (facenti parte del gruppo dei flavonoidi) o resveratrolo (gruppo non flavonoidi), si trovano maggiormente nella frutta e verdura.
Gli acidi grassi essenziali come l’omega-3 e l’omega-6 nel pesce azzurro e nei semi oleosi.
I complessi enzimatici quali ad esempio il Q10 Co-enzima esistono in gran parte nei pesci grassi, ma anche nel germe di grano e nella frutta secca.
Tra i probiotici abbiamo naturalmente lo yogurt, il kefir, il miso, il tempeh, il kombucha o i sottaceti fermentati come i crauti, i formaggi fermentati e il probiotico per eccellenza il lievito madre.
Infine le vitamine come A, C, D e E solo per citarne alcune, esistono in una gran varietà di alimenti.

 

I 6 errori più comuni

 

1) Riempire le insalate con semi di lino, ma senza macinarli

Quasi tutti conosciamo l’importanza degli Omega-3 e in molti sappiamo che i semi di lino sono delle fonti ricche di questi acidi grassi essenziali. Ma per poter accedere al loro contenuto dovremmo prima digerirli!
In effetti ingeriti interi, o massimo a due-tre pezzi, a causa della poco efficiente azione masticativa, non riusciamo ad ottenere proprio nulla da questi semi: se pensate di acquistare quelli in polvere, siete sulla strada sbagliata e commettereste un errore. Gli acidi grassi omega-3 sono si preziosi ma pur sempre grassi; e come tutti i grassi al contatto con l’ossigeno si irrancidiscono in breve tempo. Quindi la soluzione migliore per ottenere la massima concentrazione in grado di offrirci, sarebbe quella di acquistarli interi, conservarli al fresco e usare una macina per tritarli solo quando state per consumarli.
 

2) Comprare il pesce per mangiarne solo il filetto

Il pesce, in particolare quello grasso, è la fonte più ricca e biodisponibile di acidi grassi Omega-3, le cui proprietà terapeutiche sono numerose. Stiamo svuotando il mare per averne sempre di più, ma inutilmente o quasi, in quanto quasi nessuno mangia il pesce con la pelle: è qui che sono depositati un buon terzo di questi grassi essenziali.
Inoltre anche i metodi di cottura adoperati influenzano la concentrazione finale degli Omega-3 rimasti nel pesce: più alta la temperatura, minore la quantità.
Quindi errori di cottura come friggere, mettere sulla brace o nel forno, nonostante possano rendere il pasto delizioso, uccidono gran parte di ciò che definisce il pesce come ‘super cibo’: si crede che la frittura possa perfino danneggiare l’80% del suo tesoro.
Tranquilli, di certo non vi sto consigliando di seguire l’esempio di “Gollum” (personaggio del film “Il Signore degli Anelli”, amante del pesce crudo), ma ad esempio di adottare la cottura al vapore, o semplicemente sbollentare; cuocere brevemente al forno ad un massimo di 180°C; saltare velocemente in padella o grigliare. Queste sono le uniche alternative a nostra disposizione.

 

3) Consumare la curcuma senza gli stimolatori

Anche se la febbre per la curcuma negli ultimi mesi sembra essersi affievolita, mantiene ancora la sua posizione nella ‘top ten’ dei super cibi.
La curcuma è un alimento estremamente ricco di azioni antiossidanti ma non solo; avvolto in quel bell’arancione si trova un potente antinfiammatorio, anti-cancro e immunostimolante.
Ma bisogna sapere che per poter accedere a queste importanti caratteristiche, dobbiamo prima assorbire la curcumina; per farlo e per poter migliorare la sua biodisponibilità dovremo ingerire la curcuma insieme agli stimolatori di assorbimento, altrimenti si metabolizzerebbe velocemente, trasformandosi in una scoria da smaltire.
Detti stimolatori sono la piperina contenuta nel pepe nero, la bromelina dell’ananas; la quercetina, contenuta nella cipolla, agrumi, avocado, sedano, mele e altri. Dato che la curcumina è liposolubile, tende a “non sciogliersi” e dunque a non essere assorbita dall’organismo, se non in presenza di un grasso; otterrete lo scopo con la semplice aggiunta di un goccio d’olio.
Di solito si consiglia di assumerla al mattina a digiuno; ma per poter assimilare il massimo delle sue proprietà la mia indicazione è quella di attendere i pasti principali, così da poter fare un bel mix di tutti gli ingredienti appena citati.
Anche in questo caso acquistare la curcuma in polvere vi restituirà solo la sensazione di aver incluso un super cibo nella vostra dieta: la concentrazione di curcumina, come degli altri elementi preziosi presenti nella curcuma, la troviamo in maggiore quantità e biodisponibilità attraverso il prodotto fresco, da grattugiare o pestare con un mortaio alla bisogna.

 

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4)
I frutti rossi consumati come ingrediente di prodotti industriali

È noto che i frutti rossi sono ricchi di antiossidanti come i flavonoidi e le vitamine, in più hanno pochi zuccheri e sono molto gustosi. Ma per poter accedere a queste sostanze di alto valore biologico i frutti rossi non devono subire processi di trasformazione industriale.
Dunque il succo di frutta “ai frutti rossi” o le merendine “con i frutti rossi” che comprate per avere una marcia in più, non hanno nulla a che fare con quello che possono regalarvi i frutti freschi o persino quelli surgelati: lo sottolineo, non servono a niente se non a pagare di più.
Nemmeno quelli secchi, se prodotti tramite l’essiccazione ad alte temperature, in quanto ovviamente le molecole funzionali si denaturano; inoltre la loro ricercata caratteristica del basso contenuto di zuccheri verrebbe meno, dato che l’essiccazione non può avvenire se non appunto… ‘con l’aggiunta di zucchero’! Alla fine diverrebbe un paradosso alimentare: lo zucchero causa i radicali liberi, e quei pochi antiossidanti rimasti dentro il frutto servono a malapena a neutralizzare i nuovi “ossidanti” appena assunti.
Quindi i frutti rossi fanno bene e sono in grado di compiere tutti i ruoli da nutraceutici, solo se vengono consumati freschi in stagione o almeno surgelati.

 

5) I pomodori consumati alla “chef”

I pomodori sono ricchi di licopene che è un carotenoide, potente antiossidante utile nella battaglia contro i radicali liberi.
Ma sapete dove si trova la maggior parte del licopene? Nella buccia del pomodoro.
Quindi non date retta agli chef quando vi consigliano di levare la pelle, solo per evitare che il piatto risulti troppo grossolano.
I bambini fanno gli schizzinosi? La colpa certo non è loro, e rimediare sta solo a voi: ora sapete che senza il licopene il pomodoro rimane solo un ingrediente cromatico.
Per tenere la sua concentrazione al top, dovremmo conservare i pomodori a temperatura ambiente e mai nel frigo. Ma possiamo fare qualcosa di più per ottenere il massimo del licopene racchiuso in questo frutto amato da tutti: la chiave è nella cottura, che catalizza il suo assorbimento.
Dunque il buon vecchio sugo realizzato dal pomodoro fresco, oppure quello della passata di pomodoro, risultano essere i modi migliori per ottenere il licopene; se aggiungete anche un filo d’olio, magari a crudo, sarete sicuri di aver assorbito tutto il licopene presente, essendo anch’esso liposolubile.

 

6) Aglio si, ma solo come aroma

E’ un must delle diete vegetariane e vegane, perché rende gustosa ogni ricetta dove previsto, ed è molto economico.
Questo alimento dal sapore pungente è pieno zeppo di una buona dose di antiossidanti, detti anche polifenoli: proteggono la nostra pelle dai radicali liberi, dannosi per il collagene. Inoltre grazie al suo contenuto di allicina, dalle proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antimicrobiche e antitrombotiche, è un vero e proprio antibiotico naturale. L’allicina si attiva dall’alliina grazie al suo enzima, la alliinasi, il quale si sprigiona quando schiacciamo l’aglio e rompiamo così le pareti cellulari che lo conservano.
L’allicina in sé è resistente alle alte temperature della cottura, solo che l’enzima attivante si deteriora già con un solo minuto di cottura! Quindi per usufruire al massimo delle proprietà dell’aglio bisogna prima schiacciarlo, attendere circa 10 minuti a che l’enzima permetta la formazione dell’allicina e poi cucinare a piacere.
Quelli appena descritti sono solo alcuni esempi di come roviniamo il potere dei nostri alimenti definibili nutraceutici: abitudini inconsapevoli.

Ma state tranquilli, CHE Food Revolution continuerà a tenervi informati periodicamente su come evitare che alcuni errori banali compromettano i benefici dei super cibi.

 

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Nutraceutici: i 6 ERRORI che compromettono la ricchezza dei loro contenuti terapeutici
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Nutraceutici: i 6 ERRORI che compromettono la ricchezza dei loro contenuti terapeutici
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Ecco tutti i consigli per evitare gli errori più comuni quando mangiamo i supercibi: dai frutti rossi all'aglio, dalla curcuma ai pomodori
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