SOStenibilità Alimentare: perché There is No Planet B!

Introduzione alla sostenibilità alimentare
Lo scorso Giovedì, ho tenuto un incontro sulla SOStenibilità Alimentare con gli alunni dell’Istituto Tecnico Donegani a Crotone.
Per la sua realizzazione, vorrei ringraziare pubblicamente la gentile preside Prof.ssa Laura Laurendi e la cara Prof.ssa Rosanna Frandini, non solo per la costruttiva iniziativa, ma soprattutto perché hanno fatto della sostenibilità in generale (compreso quella alimentare) un punto didattico fondamentale; pensate che tra le decisioni pratiche prese, c’è quella di non installare nella scuola i distributori automatici di cibo spazzatura: parliamo di 1.500 alunni!
Durante la conferenza, ho provato a spiegare a grosse linee, l’importanza di essere sostenibili, non solo preferendo la bici o i mezzi pubblici alla macchina, ma in particolare a tavola.
In che modo il sistema alimentare riesce ad avere un impatto così pesante sull’ambiente.
Perché la salute umana non può prescindere dalla salute della Terra; e ho cercato di chiarire il fatto che gli alimenti con un basso impatto sull’ambiente, sono proprio quelli che fanno meglio alla salute delle persone.
Successivamente, prima di affrontare le soluzioni, ho illustrato loro che tipo di futuro ci potrebbe attendere fra non molto, nel caso non rivoluzionassimo le nostre scelte alimentari e noi stessi.
Infine ho condiviso alcune tattiche facili da adottare per essere più sostenibili di ieri.
I volenterosi (e molto pazienti) possono guardare una sintesi di 30 minuti di questo impegnativo meeting durato la bellezza di quasi 2 ore:
Per chi va di corsa, ecco di seguito un breve riassunto dei temi trattati; temi direi rilevanti e se vogliamo molto scomodi, specie se siete giovani e con il classico bisogno di associare al futuro, le parole speranza e sogni!
L'impatto del sistema alimentare sulla sostenibilità ambientale
L'evoluzione del sistema alimentare negli ultimi 50 anni
Il sistema alimentare che abbiamo adottato, danneggia gravemente la nostra salute e quella del pianeta; allo stesso tempo costituisce una vera minaccia per la sostenibilità.
Inizio con il dire che non è stato sempre così.
Il sistema alimentare solo da 50 anni è diventato un macigno sulle spalle del pianeta.
Nei primi anni ‘70 le nazioni più importanti e più sviluppate della terra, sono giunte a un accordo per l’introduzione di un nuovo modo di fare l’agricoltura a livello globale; senz’altro più efficiente, più produttivo; con “l’encomiabile” scopo di sconfiggere la fame.
Questo massiccio cambiamento era stato chiamato “Rivoluzione Verde” e aveva un motto molto nobile e rassicurante: “FOOD FOR ALL”.
Di fatto però è avvenuto che le conoscenze e tradizioni millenarie di agricoltura, sono state abbandonate per far posto all’agricoltura industriale; in altre parole un’agricoltura totalmente dipendente dai fertilizzanti di sintesi, irrigazione eccessiva, diserbanti, insetticidi, semi geneticamente modificati e un inquantificabile uso di energia fossile.
Ebbene, la Rivoluzione Verde non solo ha fallito miseramente il suo obiettivo primario (ad oggi ancora più di 800 milioni di persone combattono contro la fame), ma è considerata come la Genesi di tutti i nostri problemi attuali, rivelando il suo vero volto, ovvero una “Rivoluzione Tossica”.
Il risultato è che oggi non ci si ammala più soltanto per colpa della fame, ma, in particolare nel ricco Occidente, ci ammaliamo e moriamo perché siamo MAL- NUTRITI: mangiamo troppo e male.
Non solo, il nostro malessere e quello del pianeta, aumentano indirettamente anche per le sostanze utilizzate proprio per rendere efficienti le pratiche invasive adottate.
Quindi abbiamo raddoppiato e a volte persino triplicato la produttività, ma non credo ne sia valsa la pena.
Il perché è più comprensibile con i numeri
I numeri neri del sistema alimentare
- La produzione alimentare è responsabile di oltre un quarto (26%) delle emissioni globali di gas serra
- Metà della terra abitabile (ovvero quella priva di ghiacci e deserti) del mondo è utilizzata per l’agricoltura.
- Circa il 70% dei prelievi globali di acqua dolce è destinato all’agricoltura.
- Il sistema alimentare causa l’80% della deforestazione.
- Il 78% dell’eutrofizzazione* globale degli oceani e delle acque dolci è causata dall’agricoltura.
(*: L’eutrofizzazione è l’inquinamento dei corsi d’acqua per via dei fertilizzanti, ovvero nitrati e fosforo – per dirne 2 – che influenzano la fauna ittica in maniera disastrosa) - Il 94% dei mammiferi non umani è costituito ormai da bestiame (suini, bovini, ovini, equini).
- Il 71% degli uccelli è costituito da bestiame avicolo (polli, galline tacchini, oche ecc)
Gli effetti degli allevamenti intensivi sull'ambiente
Ma c’è un settore dell’agricoltura che causa un impatto ancora più devastante: stiamo parlando degli allevamenti.
Rivedendo la tabella precedente notiamo alcuni termini in relazione ai numeri come:
- emissione di gas serra
- terre arabili
- utilizzo di acqua dolce
- eutrofizzazione dei mari e corsi d’acqua
- biodiversità
Detti termini non sono stati scelti casualmente, insieme stabiliscono i criteri per definire se un alimento ha un impatto elevato oppure no.
Insomma la carne, sotto ognuno di questi parametri costituisce l’alimento con il più grande impatto. Seguito dal latte, formaggi, polli, galline, uova e pesci.
E se gli alimenti di origine animale provengono dagli allevamenti intensivi, il loro impatto cresce a dismisura.
I numeri neri degli allevamenti intensivi
Il 18 % dell’emissione dei gas serra è causato dagli allevamenti intensivi e la carne da sola costituisce il 60% di tutte le emissioni del settore food.
In parole povere per 1 chilo di carne emettiamo circa 30kg di CO2 nell’aria: IN-SO-STE-NI-BI-LE! Vi ricordo che una macchina moderna per percorrere 1 chilometro emette circa 100g di CO2!Ma è disastrosa anche la sua impronta sull’utilizzo dell’acqua.
Per produrre 1 kg di carne abbiamo bisogno di circa 600 litri di acqua dolce; in realtà la carne ne necessita molta di più: qualcosa come 15 mila litri di acqua per 1 solo chilo di carne (le aziende produttrici sostengono che 14 mila 400 litri di acqua sia prelevata dalle acque piovane).E poi i liquami ricchi di nitriti e fosfati (ma anche di patogeni) provenienti dagli allevamenti, dove sono tenuti dai 5 a addirittura 100 mila animali; causano un enorme inquinamento: per 1kg di carne si generano 300gr di liquami. Una sola goccia può inquinare una gran quantità di acqua!
Occorre anche moltissima terra per gli allevamenti intensivi, ma non tanto come spazio per i lager in cui stipano questi poveri animali; quanto per la coltivazione di un’enorme quantità di soia, cereali e fieno, che diventeranno il mangime del bestiame.
Danno su danno, in quanto la coltivazione dei loro mangimi avviene attraverso un’agricoltura ancora più intensiva e invasiva.
Il tutto si traduce in ben 326 mq di terra, un’area un po’ più piccola di un campo da basket, per 1 solo kg di carne!I numeri sono spaventosi, pensate che al mondo circa l’80% di tutta la soia coltivata è destinata agli allevamenti intensivi
Infine i danni contro la biodiversità: il 30% della perdita della biodiversità è causata dagli allevamenti intensivi
Questione etica degli allevamenti intensivi
Fin qui abbiamo parlato di danni ambientali e alla salute umana; ma non posso esimermi di parlare di quella che si può definire come la vergogna dell’umanità del ventunesimo secolo; mi riferisco al totale disinteresse verso le atrocità riservate a esseri viventi innocenti.
Gli allevamenti intensivi sono veri e propri lagher, senza mezzi termini; dove povere bestie vengono costrette a vivere stipate, senza vedere mai la luce del sole, senza aver mai camminato su un prato, incatenate al loro posto, separate dai cuccioli, costrette solo ad ingrassare il più velocemente possibile.
Mi tornano in mente le parole della grande scienziata Margherita Hack: “Noi ci domandiamo spesso se gli animali hanno la coscienza. Ma la vera domanda dovrebbe essere se noi abbiamo la coscienza, quando minimizziamo i trattamenti atroci che subiscono gli animali negli allevamenti intensivi”. Null’altro da aggiungere.
Considerando quanto avete letto finora, la sostenibilità alimentare dovrebbe divenire all’istante la priorità assoluta del genere umano; ma se la guardassimo alla luce della bomba demografica, allora l’urgenza diverrebbe assoluta.
Perché la salute del pianeta è legata alla nostra alimentazione
Il legame tra la crescita demografica e la sostenibilità alimentare
A complicare le cose fin qui già troppo tragiche, arriva anche il temuto appuntamento con l’anno 2050.
Siamo passati dai 4 miliardi di abitanti questo nostro povero pianeta nel 1970, agli attuali 8 miliardi, in appena 50 anni; e le proiezioni parlano di 10 miliardi fra 30 anni.
Basandoci sui numeri neri dell’agricoltura appena visti, secondo voi cosa daremo da mangiare a alle persone se già oggi siamo all’apice della produttività?
È evidente che se non modificheremo rotta e subito, molto probabilmente obbligheremo le generazioni future a una vita di stenti… e/o a mangiare grilli (scopri tutto ciò che devi sapere sugli insetti commestibili qui).
Anche perché tra la popolazione in crescita e il cibo in diminuzione (e non parliamo della qualità), le prospettive per il futuro sono pessime per un altro motivo ancora: la scarsità delle risorse rinnovabili della terra.
Per saperne di più sullo Sforamento Terrestre, leggi questo articolo.
L’importanza della sostenibilità alimentare per il futuro del pianeta
Abbiamo capito che il sistema alimentare non ha mantenuto le promesse di sconfiggere la fame nel mondo; al contrario, ha aumentato il numero dei mal-nutriti offrendo loro abbondante quantità di cibo scadente, realizzato con pratiche invasive e dannose per noi e per il pianeta; tutto ciò causando danni devastanti che ricadono su di noi oggi e soprattutto sui giovani, gli eredi del futuro.
E quindi noi cosa possiamo fare?
Non siamo ancora senza soluzioni, non siamo ancora al punto di non ritorno; a patto di non perdere altro tempo.
L’aspetto più interessante della faccenda è che non dobbiamo effettuare rinunce indicibili; nemmeno tornare indietro di 50 anni!
La tecnologia ci può aiutare senz’altro; ma l’elemento decisivo è il nostro desiderio di far parte della soluzione: bisogna rivoluzionare le nostre scelte alimentari; ridefinendo una scala di valori basata sull’importanza della sostenibilità alimentare: bastano dei piccoli correttivi, o grandi per chi fosse in grado e volesse, come dire, “essere al fronte” (a tal proposito consiglio la mia dieta CHEtariana, l’unica che tenga conto di tutti gli elementi di sostenibilità alimentare e salute umana); in pratica dobbiamo interessarci seriamente a una solida Educazione Alimentare.
L’educazione alimentare, a mio avviso, dovrebbe essere inserita nelle programmazioni scolastiche, così come probabilmente stanno facendo scuole illuminate come il Donegani a Crotone.
Soluzioni pratiche per una sostenibilità alimentare quotidiana
Essendo pragmatici dobbiamo essere:
- attenti a non sprecare, ma con la certezza di non subire intossicazioni (il cibo scaduto può essere ancora buono per diverso tempo);
- determinati a ridurre o a eliminare gli alimenti con un impatto ambientale elevato, senza il rischio di soffrire qualche carenza di nutrienti;
- desiderosi di tornare al cibo genuino e rifiutare i prodotti alimentari che provengono dalle pratiche produttive intensive e ultra processate;
- tendenti a comprare il cibo locale, stagionale e preferibilmente dai piccoli produttori con una filiera corta;
- degli attivisti delle sostenibilità alimentare, parlando con parenti e amici delle nostre scelte, di modo da creare una consapevolezza maggiore.
E quanto sopra, per la tasca di tutti, nessuno escluso.
Ebbene così facendo potremmo raggiungere degli obiettivi inimmaginabili.
Io dal canto mio, come ben sapete, ”combatto” da circa 4 anni per creare una consapevolezza su questi temi; e per raggiungere più persone scrivo i miei contenuti in tre lingue.
E continuerò a farlo, nonostante mille sacrifici, perché spero ormai possa essere chiara a tutti l’emergenza in cui viviamo.
Grazie quindi a tutti voi che mi state sostenendo con donazioni e apprezzamenti; grazie a chiunque comprende l’importanza di prender parte a questa Rivoluzione basata sulla Sostenibilità Alimentare.
Siamo a fine anno e quindi è tempo di buoni propositi per quello nuovo in arrivo; allora per favore facciamo che il 2024 sia l’inizio di un mondo migliore: regaliamoci da soli il cambiamento, perché questo dipende davvero solo da noi.
Buone feste e buona Rivoluzione
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SOStenibilità Alimentare: perché There is No Planet B!
DescriptionLa sostenibilità alimentare è un argomento cruciale per il futuro del pianeta e che va affrontato con urgenza nelle scuole
Author
Başak Bartu
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CHE Food Revolution
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